Una giornata da Rambo di quartiere

Una signora: «Finalmente, con voi oggi mi sento più sicura». E il barista offre acqua fresca alle pattuglie

da Milano

Altro che scherzi nel chiuso della caserma. Il primo giorno del militare di pattuglia a Milano è duro, sfiancante. Fermate l’immaginazione: niente blitz, zero assalti o scontri col «nemico». Qui non siamo a Kabul. E però ci si consuma la suola degli scarponi sul marciapiede, a forza di scarpinare. Più che a una ronda, infatti, il turno di sei ore assomiglia a una lunga maratona sotto il solleone cocente. Roba da svenire, con quella divisa.
La sveglia del nostro soldato è naturalmente all’alba. Colazione veloce, ma energetica, e via a bordo del defender. Alle 6 e 20 varca i cancelli dell’area militare della Santa Barbara insieme a due commilitoni. Poche centinaia di metri ed ecco il primo stop, alla stazione dei carabinieri di San Cristoforo. Passaggio obbligato, si aggregano alla pattuglia due appuntati in divisa blu.
Sono le 7 e tutto è pronto, può iniziare la ronda a piedi. La missione del nostro militare è vigilare su Baggio, uno dei quartieri più «difficili» di Milano. Ma a quell’ora in giro non c’è nessuno. Silenzio assoluto, non volano manco le mosche. Pure nella famigerata via Quarti, il «Bronx» per gli abitanti della zona, è tutto tranquillo. Solo qualche anziano mette il naso fuori dall’uscio di casa. Il nostro soldato ha l’aria un po’ spaesata. Probabilmente si aspettava da subito «più movimento». Intanto si cammina. E le uniche soste del percorso sono i colloqui con i cittadini. «Benvenuti ragazzi, oggi mi sento più sicura con dei fusti come voi a guardarmi le spalle», dice una ragazza in bicicletta. Il nostro gonfia il petto, si ringalluzzisce. Vuoi mettere il complimento di una bella donna con quello del maresciallo? Insomma, è uomo, oltre che caporale. L’alt arriva solo quando si esagera. «Siete in cerca di una fidanzata?», domanda con sguardo malizioso una signora sulla quarantina. «Io ce l’ho già», ribatte prontamente il nostro soldato. Bravo, i riflessi sono da tiratore scelto.
Passano le ore, il sole spacca le pietre. Il nostro militare gronda di sudore. Tira fuori il fazzoletto e si asciuga la fronte bagnata. Ma, ligio al dovere, prosegue instancabile nel suo pattugliamento. Chissà che sete però, con quei pantaloni lunghi, il berretto e gli anfibi addosso. Avrebbe voglia che qualcuno gli gettasse un po’ di acqua in testa, come fanno i tifosi con i ciclisti stremati nelle tappe di montagna. Ma chi si azzarda? I milanesi di acqua non ne tirano. Semmai la offrono, come il proprietario di un bar. Il diniego del nostro soldato è quasi eroico: «Non posso, sono di turno». Quando un passante si accende una sigaretta proprio sotto i suoi occhi, non sta più nella pelle. Che invidia, lui ha le sue Marlboro nella tasca dei pantaloni, ma non può tirarle fuori. Le regole sono regole: vietato fumare.
Alle 12.30 arriva una chiamata. «C’è bisogno di noi», dice un carabiniere. L’intervento è proprio nel «Bronx» di via Quarti. Il nostro corre sul posto. C’è da fare una perquisizione alle case popolari. Detto, fatto. Niente arresti, solo una visita per far capire a chi ha intenzione di sgarrare che l’aria è cambiata. È il primo giorno, d’altronde. E dopo tutti quei chilometri sul marciapiede il nostro militare è quasi contento di non dover fare il Rambo.