Giornata da star per il killer Spatuzza La Boccassini è pronta a colpire il Cav

In aula a Torino giornalisti anche dall’estero per la deposizione
dell’aspirante pentito che accusa Berlusconi e Dell’Utri Per il giudice
Sabella i boss sono pronti a confermare le sue dichiarazioni: "Filippo
Graviano potrebbe decidere di collaborare&quot;. E <strong><a href="/interni/ci_risiamo_boccassini_pronta_colpire_cav_via_palestro/04-12-2009/articolo-id=403988-page=0-comments=1">la Boccassini è pronta a colpire il Cavaliere per via Palestro</a></strong>

Milano - Duecento giornalisti da tutta Europa. Fotografi e tv persino dalla Francia, dall’Inghilterra, dalla Germania. La diretta su Radio radicale e sul sito di Di Pietro. Un’attesa così spasmodica al palazzo di giustizia di Torino non si era mai registrata, nemmeno per le udienze più drammatiche del processo Franzoni. Gaspare Spatuzza è una star ancor prima di parlare davanti alla corte d’appello di Palermo, in trasferta per motivi di sicurezza. Da giorni il tam tam rilancia le sue esternazioni, i frammenti dei suoi chilometrici verbali, le accuse, tutte naturalmente per sentito dire, a Dell’Utri e Berlusconi.
Oggi, a più di un anno dal suo pentimento, Spatuzza, la «bomba atomica» secondo Gianfranco Fini, debutterà in aula, la stessa aula del processo per il delitto di Cogne e per il rogo alla Thyssen. E parlerà ai giudici che devono giudicare Marcello Dell’Utri. Il processo di secondo grado era già arrivato alla conclusione, la sentenza era attesa per i prossimi giorni, invece il dibattimento è stato riaperto in extremis per ascoltare il nuovo verbo di Brancaccio.

Spatuzza è stato per venticinque anni un uomo d’onore della cosca palermitana di Brancaccio: era nel commando che rapì il piccolo Giuseppe Di Matteo, è il killer che uccise don Pino Puglisi. Nella primavera del 2008, l’imbianchino si è pentito, si è addirittura convertito, oggi è iscritto a teologia e ha già dato sei esami. Ma, soprattutto, ha riferito agli inquirenti le confidenze ricevute a suo tempo dai boss della cosca, i potentissimi fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, attualmente all’ergastolo. Fra l’altro, Spatuzza pesca una conversazione con Giuseppe Graviano del gennaio ’94, a proposito della trattativa fra Cosa nostra e i vertici dello Stato: «In quell’occasione Graviano mi ha detto che tutto si è chiuso bene... Le persone che hanno portato avanti la cosa non sono come quei quattro crasti (cornuti, ndr) di socialisti che prima ci hanno chiesto i voti e poi ci hanno venduti. Si tratta di persone affidabili. A quel punto mi fa il nome di Berlusconi... Poi mi dice che c’è anche una paesano nostro e mi fa il nome di Dell’Utri».

Quelle parole hanno ridato linfa a inchieste che erano state archiviate da quattro Procure diverse e in particolare hanno fatto ripartire l’indagine fiorentina sulle stragi del ’93 e sui mandanti esterni di quelle bombe. Si dice che Berlusconi e Dell’Utri siano stati iscritti nel registro degli indagati, il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi smentisce, ma quando si parla di mafia le smentite valgono poco o nulla perché le iscrizioni devono rimanere segrete.

C’è molta attesa, dunque. Spatuzza pare una miniera inesauribile, con le sue dichiarazioni ha messo in crisi anche le sentenze sulla bomba che uccise Borsellino: nei processi sul massacro di via D’Amelio i giudici si erano appoggiati ad altri pentiti, ora sconfessati da Spatuzza.

I Pm di Palermo, che hanno rispolverato i fascicoli sul papello e sui pizzini consegnati da Bernando Provenzano a Vito Ciancimino, considerano molto importante l’appuntamento di oggi: «Si tratta di pesare Spatuzza in aula, nel contraddittorio fra le parti», spiega al Giornale il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. Insomma, l’udienza sarà un po’ un test e farà da apripista a molte altre deposizioni: Spatuzza sarà interrogato dal sostituto procuratore generale Antonino Gatto e poi dai difensori di Dell’Utri. Il senatore sarà in aula ad ascoltare il pentito, ma non potrà vederlo: Spatuzza sarà infatti nascosto dietro un paravento. Vedremo fin dove si spingerà il collaboratore. E quali ricadute avranno le sue dichiarazioni. Secondo Alfonso Sabella, il giudice che ha gestito decine di pentiti, «almeno Filippo Graviano, che ha accettato il confronto in carcere con Spatuzza e ha avuto parole benevole per lui, potrebbe anche decidere di collaborare». Ma l’avvocato Giuseppe Diperi, difensore di Dell’Utri, cercherà di sbarrare subito la strada al pentito. Spatuzza avrebbe parlato a rate. Ben oltre i 180 giorni canonici stabiliti dalla legge per vuotare il sacco.