Una giornata sulla graticola per il candidato dell’Unione che ha atteso i risultati in casa con la famiglia. Solo oggi rilascerà le prime dichiarazioni L’ex prefetto si nasconde: «È meglio tacere» Sfuma il ballottaggio e Ferrante rifiuta gli inviti

Facce sconsolate nel comitato elettorale: «Una volta al mare ci andavano solo i sciuri». Mattioli ( Margherita): «Errori? Ne parleremo»

Giusta la dice un militante che ciondola sconsolato nel comitato elettorale di Bruno Ferrante in via Turati. «Son cambiati i tempi quando al mare ci andavano solo i sciuri». L’uomo in più del centrosinistra non riesce proprio a far la differenza. La speranza nella scarsa affluenza evapora nell’arco di un paio di proiezioni. Di cui la prima, a sentir l’Ignazio furioso, quantomeno sospetta. «La Nexus o la smette di dare dati frutto di incapacità o di malafede, o faccia un altro mestiere - tuona La Russa -. Guarda caso il primo dato di proiezioni che viene dato è sempre più favorevole alla sinistra della realtà». In questo caso un pareggio a quota 48,3 per cento. Nemmeno lontano parente del risultato finale con Letizia Moratti che stacca l’ex prefetto e diventa il primo sindaco donna di Milano.
Per Ferrante un pomeriggio e una nottata passati sulla graticola. Con risultati che rimangono a lungo sul filo del ballottaggio e lui che rinvia più volte l’uscita di casa. «Che dichiarazioni dovrei fare?» ripete ai suoi collaboratori che lo cercano al telefono e a Paola, l’efficientissima addetta stampa costretta a tenere a bada giornalisti sempre più impazienti. «Vorrei aspettare qualche dato più corposo», lo scudo alla delusione che cresce ora dopo ora. E poi la resa finale con la rinuncia alle comparsate a Primo piano su Rai 3 e a Porta a porta dove Bruno Vespa gli avrebbe concesso una finestra con vista sull’Italia. Un silenzio che col passar del tempo diventa sempre più eloquente. Anche se il divario non si schioda dai due o tre punticini. Poca roba, soprattutto dopo che i dati sull’affluenza avevano alimentato più di qualche speranza. Il colpevole è sempre lo stesso. «La sciagurata campagna elettorale di Berlusconi che continuando a parlare di brogli ha delegittimato il voto», punta il dito Carlo Montalbetti, responsabile del coordinamento dei comitati di quartiere e candidato della Lista Ferrante. «È già un risultato politico positivo perché ottenuto nella città roccaforte della Casa delle Libertà», si consola Alberto Mattioli, il vice di Penati in Provincia. «Gli errori del centrosinistra? Li troveremo nei prossimi giorni - aggiunge -. Il dato certo è la forte disaffezione degli elettori anche di centrodestra. Probabilmente non hanno gradito le uscite post elezioni di Berlusconi». Nel mini monitor della Rai si intravedono altre proiezioni. Il vantaggio di donna Letizia cresce. I Ds confessano che anche nei loro seggi campione il centrodestra vince. «Dall’altra parte staranno già scorrendo fiumi di champagne», commenta sconsolato qualcuno. E a poco serve constatare che la Lista Ferrante va forte. Ma sono tutti voti presi a sinistra. Non serve nemmeno ricordare che cinque anni fa Gabriele Albertini aveva «asfaltato» Sandro Antoniazzi con quasi 25 punti in più. Per non parlare di quando Roberto Formigoni, presidente della Regione, aveva doppiato il suo concorrente. «Questo è un risultato che conferma che Milano non è più la capitale inespugnabile della Cdl», si fa coraggio Pierfrancesco Majorino, segretario cittadino Ds. «A Milano si è invertito un trend - aggiunge il verde Carlo Monguzzi - comunque ci rivediamo tra cinque anni».
Peggio se la sono sicuramente passati i presidenti di seggio. Alle prese con il lenzuolo elettorale. Una scheda di 99 centimetri per 33. Con dieci candidati sindaco, 34 liste e lo spazio dove poter scegliere tra 1.800 candidati. E con due Moratti. Letizia da una parte e la cognata Milly, la moglie di Massimo presidente dell’Inter, dall’altra nella lista Ferrante. Tanto che chi vota Forza Italia e mette la preferenza Moratti rischia l’annullamento. C’è invece chi, dopo aver barrato il sindaco, scrive il proprio nome sulla linea della preferenza. Ma anche chi firma la scheda, chi chiede «via lo spaccio da via Vigevano» e l’ecologista che domanda «perchè sprecate tanta carta?».