Una giornata da veri «duri» Al parco allenati dai marine

da Londra

C’è un certo masochistico piacere nel ritrovarsi esausti e infreddoliti, ricoperti di fango, dopo essere sopravvissuti a un’ora di addestramento militare. Abbandonato sulla panchina di un parco londinese, mi guardo attorno. I miei commilitoni sono altrettanto stremati, chi riverso a terra, chi in cerca dell’ultimo refolo d’aria. Nessuno parla.
Il nostro «aguzzino», Mark Badham, ex Royal Marines Commandos, si è già congedato a passo svelto. Lo attendono le prossime reclute, sempre più numerose da quando nel ’99 il maggiore Robin Cope ha fondato il British Military Fitness, programma di allenamento militaresco che ogni giorno porta in 34 parchi del Regno Unito migliaia di persone. È così amato che, nel giro dell’ultimo anno, gli appuntamenti si sono moltiplicati. Motivazione, ordine e disciplina: plotoni di insospettabili impiegati, avvocati e broker (in maggioranza donne) irreggimentati sotto l’inflessibile comando di ex (e attuali) ufficiali dell’esercito di Sua maestà. L’ambizione di Cope è di offrire un allenamento divertente non meno che duro, per sconfiggere la monotonia della palestra, noiosamente imprigionata tra pesi e bilancieri. «La gente si iscrive in palestra, poi non ci va - sottolinea l’ex ufficiale -. Qui da noi, chi viene una volta torna sempre: non siamo mai noiosi né prevedibili». Mi invita a verificarlo di persona. Appuntamento alle 9 di sabato mattina al parco di Clapham Common (sud di Londra). Siamo almeno in 150. Ad attenderci una decina di istruttori in divisa: maglietta blu navy, pantaloni mimetici, anfibi neri. Qualche domanda per capire il livello di forma, quindi la divisione in tre classi, distinguibili dal colore del foulard: blu per i neofiti, rosso per gli intermedi, verde per i più allenati. Come fossimo boy scout. In un grosso furgone vengono stipati gli zaini coi ricambi, indispensabili causa la pioggia battente. I corsi si svolgono tutto l’anno, estate e inverno, rigorosamente all’aperto, a prescindere dalle condizioni meteorologiche. Anzi il sospetto è che la pioggia, come il freddo (o la rara calura estiva), siano il valore aggiunto dell’esercitazione.
«Formate tre ranghi», il primo ordine della mattinata. Chi non è avvezzo al lessico militare si salva imitando i vicini. «Lato sinistro, seguite chi vi precede. Andiamo nel parco». La prima fase si svolge tutti assieme: disposti a cerchio al centro del parco, inizia una lenta corsa circolare. Il solo rischio di incrociare lo sguardo dei passanti trasmette imbarazzo. Il riscaldamentio dura dieci minuti, qualche esercizio di stretching e balzo sul posto. Sciolte le file, i tre gruppi si dividono. I 50 minuti successivi sono un’alternanza senza sosta di scatti (soprattutto in salita) e progressioni, flessioni e addominali, superiori e inferiori. E frasi a effetto strillate da Mark: «Nutriti del dolore che provi», «Sono la tua ossessione».
Alcuni numeri indicano particolari combinazioni: quando viene chiamato il «cinque» significa cinque flessioni, cinque balzi e uno scatto di dieci metri. Al «tre» bisogna toccare la schiena di tre persone, dopo tre addominali e tre allunghi. Capita che un esercizio consista nel toccare nel minor tempo possibile dieci alberi, oppure nel correre attorno a uno stagno per tre volte. Mark urla in continuazione: sprona, ordina, rimbrotta, motiva. E quando le sue parole restano inascoltate, si affida al surreale: «Credete forse che siamo qui per divertirci?». Ancor più che la varietà, è l’intensità dell’allenamento a spossare. Il «British military fitness» pretende totale abnegazione, lavorando sempre al massimo delle proprie capacità, senza mai forzare né lasciarsi condizionare dal gruppo. Le uniche pause sono due interruzioni di 60 secondi per bere acqua. Sui volti del gruppo però compaiono più sorrisi che smorfie di dolore. Nessuno parla e chi «diserta», anche solo per qualche istante, viene visto come un traditore che si sottrae a un magnifico destino di sfinimento. Non aspetto l’ennesimo ordine per alzarmi dalla panchina e avviarmi verso casa.