La giornata vernacolare di Lucarelli a Livorno

Sfottò e fischi per l’ex oggi al Parma. «Ma è andata bene, non mi hanno bruciato la casa...»

da Livorno

«Oggi a Livorno ho battuto il record mondiale di fischi, però un'accoglienza del genere me l'aspettavo e tutto sommato è andata meglio di quanto credessi». Cristiano Lucarelli si era ripromesso di non sbagliare una mossa in occasione del suo ritorno da avversario nella città dove non solo è nato, ma è stato pure il simbolo della squadra amaranto. E così è stato, perché alla fine si può dire che - bene o male - ha vinto lui. Con quel sorriso col quale sa seppellire o accendere ogni polemica, si è presentato in sala stampa tirato a lucido e pronto a fare il mattatore. Alternando una battuta seria ad una ironica. «Non rinnego niente nella mia vita – ha detto l’ex numero 99 – e così tutte le scelte che ho fatto dopo quel Livorno-Reggina». Già, perché tutto nasce da lì, o almeno la parte più importante del mancato lieto fine nella storia d’amore tra Lucarelli e Livorno. Quando insomma i tifosi fischiarono la squadra e il suo capitano, Cristiano appunto, perché rei a loro dire di aver concordato con gli avversari, tra i quali il fratello del bomber, un pareggio all’insegna del «volemose bene». Lucarelli al termine di quella gara disse che con il Livorno aveva chiuso per sempre e che nessuno gli avrebbe mai più fatto cambiare idea. Così è stato e quindi prima via in Ucraina e poi, a gennaio, ritorno in Italia al Parma. In una squadra, quindi, che lotta per restare in A proprio come il Livorno ed è questo che non gli hanno perdonato quei tanti tifosi che ieri lo hanno subissato di fischi.
Così il passo da idolo incontrastato a traditore, per molti, è stato breve. «Non credo che le mie scelte non siano state capite – ha detto Lucarelli – credo che qualcuno non le voglia capire. Mettendomi anche in bocca parole che io non ho mai detto. Come quelle che non avrei mai giocato contro il Livorno. Non l’ho mai detto e anzi sono contento di aver giocato perché ho la coscienza a posto e infatti sono qui per dire anche che per me, nei confronti di Livorno, non è cambiato niente. Anzi, è proprio da quando sono venuto via da Livorno che sto dimostrando quanto bene voglio a questa città. Volete sapere se tornerei mai a giocare qui? Sarebbe facile dire di no, ma io non dimentico quello che ho passato qui».
Insomma, doveva essere un incubo, e invece non lo è stato. «Gli striscioni mi hanno fatto ridere – ha concluso - , specialmente quello che diceva “Ora ti ci manca solo di andare a giocare nel Pisa”. Questa è la città del Vernacoliere. Quindi alla fine è andata bene perché, salvo che mi abbiamo dato fuoco alla casa (grassa risata, ndr), mi aspettavo di peggio: il Parma ha preso un buon punto, il Livorno non ha perso e quindi spero di tornare qui per altri 10 anni perché significa che il Livorno e il Parma ed io siamo ancora tutti in serie A».