Al via le giornate dedicate al fegato Solo uno su 4 sa di avere l’epatite C

Al convegno si parlerà dei rischi: «In Italia problemi legati all’alcol per quattro milioni»

Tra le malattie sociali, quelle che colpiscono il fegato sono silenziose, spesso asintomatiche, fino a quando raggiungono un livello di gravità che può mettere a rischio la vita. Per questo anche quest’anno Milano accende i riflettori su prevenzione e comunicazione, prima arma contro malattie come l’epatite B. Secondo le ultime statistiche, che verranno presentate alla quinta edizione delle Giornate Epatologiche che si inaugurano presso l’Unione del Commercio (Corso Venezia 47/49 dalle 8.30), sono quasi 400 milioni i soggetti portatori di questa malattia; in Italia oltre un milione. Le cose non vanno meglio con l’epatite C, forma più subdola perché silente ma cronica ed evolutiva, che in Italia vede un milione e mezzo di portatori spesso ignari. Solo una persona su quattro è consapevole della malattia.
Il convegno aperto a tutti e organizzato dalla Fondazione Fade, metterà in luce le più recenti ricerche ma anche le linee guida, i test diagnostici e le modalità di gestione di queste patologie che, se non trattate correttamente, possono degenerare in forme gravi come la cirrosi, l’ascite (acqua nell’addome), emorragie, disturbi del comportamento. Si parlerà anche dei fattori di rischio, primo fra tutti l’alcolismo che in Italia riguarda un milione e 600mila persone; anche se, come sottolinea il professor Gaetano Ideo, Epatologo dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, «in Italia su 33 milioni di bevitori, 4 milioni hanno problemi legati all’alcol con il rischio di un epatopatia alcolica». Solo in Lombardia, i forti bevitori sono oltre il 16%. Un fenomeno che non risparmia i giovani; si stima che 30 lombardi su 100 con età superiore a 11 anni consumano almeno una bevanda alcolica al giorno. Non si deve tuttavia confondere il termine alcolismo con quello di epatopatia alcolica. «L’alcolismo - spiega Ideo - consiste in una dipendenza dall’alcol caratterizzata dalla necessità di aumentare la dose e dalla presenza della sindrome di astinenza con la sospensione. Si può essere alcolista senza avere alterazioni epatiche o senza avere alcuna patologia. L’epatopatia alcolica rappresenta la più frequente patologia legata all’eccessivo uso di alcol».
Il numero di morti è oggi superiore a quello causato dall’uso di droghe: esiste una stima dell’Istituto Superiore di Sanità che indica una mortalità di 26.000 soggetti all’anno a causa dell’alcol, contro 1.800 per droghe. Per il professor Ideo questi decessi «non sono immediati, come nel caso di un’overdose di eroina, ma dovuti o a vere e proprie malattie croniche che il bevitore sviluppa nel tempo o a conseguenze indirette (incidenti stradali e suicidi)». In termini di rischio, oggi le linee guida affermano che il consumo di alcol non dovrebbe superare i 20 grammi giornalieri per le donne e i 40 grammi per gli uomini.