Giorni decisivi per lo scorporo della rete Telecom

Il Garante vorrebbe arrivare alla decisione entro fine anno. Tre le opzioni: separazione contabile rafforzata, separazione funzionale o separazione societaria

Ora che il rebus sulla proprietà di Telecom Italia si è risolto, il Garante delle comunicazioni è pronto a mettere la parola fine alla dibattuta questione sulla separazione funzionale della rete dell’operatore. La decisione presa dall’ultimo consiglio dell’Authority è semplice: stringere i tempi. Il presidente Corrado Calabrò, che riteneva realistica una decisione entro la fine dell’anno, non riuscirà forse a mantenere la sua promessa fino in fondo. Ma l’idea è comunque di fare presto, il più presto possibile, senza fermarsi ad aspettare che il nuovo asseto proprietario ridisegni vertici e strategie aziendali dell’operatore.
A tale scopo, il Garante ha deciso di aprire un procedimento istruttorio, da cui dovrà scaturire in tempi celeri la proposta dell’Authority sulle modalità con cui la separazione dovrà concretizzarsi. Si tratta di un cambio di passo significativo. L’iniziativa del Garante apre la strada a una fase successiva rispetto a quella che si è sviluppata negli ultimi mesi. Fino a oggi l’Agcom ha svolto la sua consultazione pubblica, una sorta di grande simposio aperto a tutti i soggetti interessati alla materia, considerato un procedimento pre-istruttorio molto utile per farsi un’idea del tema e delle diverse posizioni in campo.

Ora è giunto il momento di decidere, di mettere nero su bianco la soluzione che il regolatore ritiene più opportuna. Un passaggio decisamente importante sul quale il presidente Calabrò punta molto, visto che è stato proprio lui a sollevare la questione e a porla in cima all’agenda del settore nella sua relazione annuale del 2006. Adesso si tratta di concludere il lavoro iniziato quasi un anno fa. Sul tappeto ci sono tre soluzioni, le stesse emerse durante la consultazione pubblica: conservazione, ma con sostanziali modifiche, dell’attuale separazione contabile della rete; separazione funzionale alla maniera britannica; separazione societaria.

L’amministratore e il presidente la vedono diversamente

Riguardo le posizioni interne di Telecom Italia sul tema della separazione occorre però aprire una parentesi. I conoscitori degli assetti interni della compagnia spiegano che da tempo ormai si è creata questa divisione: l’alfiere dell’approccio più dialogante è l’amministratore delegato Riccardo Ruggiero, mentre il presidente Pasquale Pistorio preferirebbe di gran lunga pigiare sul freno, se non per bloccare tutto quanto meno per vendere la perdita di controllo sul network al prezzo più alto possibile. Ma proprio il più intenzionato a trovare un punto di incontro con le esigenze e la visione dell’Agcom, Riccardo Ruggiero, considera quella della separazione contabile “rafforzata” come la soluzione più gradita. E questo si può considerare abbastanza prevedibile, dal momento che la compagnia appare sempre più decisa a evitare la tanto temuta separazione funzionale.

Per evidenziare la validità di questo modello agli occhi del Garante, Telecom ha messo a punto un documento che pur prendendo in considerazione tutte e tre i modelli, concentra l’attenzione sulla soluzione più conservativa, quella del rafforzamento appunto. L’aspetto più interessante riguarda la creazione di un board indipendente per assicurare il rispetto della effettiva parità di accesso alla rete fra la stessa Telecom e i concorrenti.
Altre concessioni ipotizzate sono il rafforzamento della separazione del personale (con tanto di piani di incentivazione distinti per la dirigenza impegnata nella gestione della rete) e l’assunzione di obblighi e impegni per quanto riguarda la next generation network, la rete di nuova generazione che finora Telecom Italia ha sempre dichiarato di considerare fuori dal perimetro della vecchia regolamentazione. “L’introduzione di un organo indipendente, responsabile del rispetto della separazione operativa - si legge in un documento – potrebbe aumentare significativamente la credibilità dell’azienda rispetto alla parità di trattamento interno-esterno”. Ma è nella composizione di questo organismo di garanzia che è contenuto il nodo più importante. “L’organo di supervisione potrebbe essere formato da 5 membri, di cui 3 nominati di concerto con l’Authority per le Comunicazioni e 2 direttamente da Telecom Italia”.

In altre parole l’ex monopolista accetterebbe di non avere il controllo del board, cosa tutt’altro che irrilevante in considerazione del ruolo previsto per questo organo: non solo quello di supervisore delle regole introdotte per garantire il rafforzamento della separazione, ma anche di “giudice” nelle dispute che potrebbero in futuro giungere sul tavolo dell’Agcom relativamente alla parità di trattamento. Non a caso, proprio su questo si sarebbero appuntate da un lato le critiche e le perplessità del presidente di Telecom Pasquale Pistorio e su quello opposto i giudizi positivi Riccardo Ruggiero. Si vedrà nelle prossime settimane chi dei due rappresenta le opinioni prevalenti nella nuova proprietà, ma intanto l’Authority tira avanti per la sua strada.