Il giorno di Alitalia: intesa o a casa

Aut aut del commissario straordinario Fantozzi ai sindacati: accordo sul salvataggio o mobilità. Oggi il vertice decisivo con le parti. <strong><a href="/a.pic1?ID=289553">Angeletti</a></strong>: &quot;Trattativa difficile se gli stipendi restano così bassi&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=289554">Tremonti benedice il piano</a></strong> e zittisce Bersani. <strong><a href="/a.pic1?ID=289558">Il retroscena</a></strong>: possibile un'intesa separata

Roma - L’ultimatum è arrivato a mezzogiorno di ieri: se i negoziatori della cordata Cai e i sindacati non troveranno un’intesa entro oggi, il commissario straordinario dell’Alitalia, Augusto Fantozzi, darà subito il via alle procedure per la messa in mobilità di tutti i dipendenti della compagnia e disdirà i contratti di lavoro. Un atto dovuto da parte del commissario, che tuttavia i sindacati interpretano - alla vigilia della giornata decisiva per il negoziato - come lo sguainare di una spada di Damocle. «Siamo con le spalle al muro - spiega il segretario della Uil Trasporti, Giuseppe Caronia -, ma non per questo rinunceremo a trovare una soluzione dignitosa, spendendo fino all’ultimo minuto della trattativa».

Stamattina alle dieci, tutti i protagonisti del confronto si riuniscono al ministero del Welfare, per quello che tutti pronosticano come il «giorno più lungo» della infinita e travagliata vicenda Alitalia. Parteciperanno probabilmente anche i leader di Cgil-Cisl-Uil. Sarà presente di certo Raffaele Bonanni, il segretario cislino che ha annunciato preventivamente la firma sull’intesa. Gli umori della vigilia non sono fra i migliori. Maurizio Sacconi assicura che il governo non farà semplicemente da notaio ma si spenderà nella mediazione. «Sarà una giornata lunga, impegnativa, giungeranno all’ultimo miglio tutti i problemi irrisolti che sono numerosi. Ma siccome l’alternativa è il fallimento - dice il ministro del Welfare - sono certo che in tutti prevarrà la ragionevolezza». Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, è convinto che «con i sindacati sia possibile un buon accordo, e nell’arco di un paio d’anni Alitalia potrà espandersi».

I ministri fanno il loro mestiere, ma fra le nove sigle sindacali che partecipano alla trattativa nessuno nasconde le difficoltà del momento. La decisione di Fantozzi di preannunciare la disdetta dei contratti è stata definita una «pressione impropria». Il commissario ha spiegato che le procedure sono necessarie per garantire la continuità operativa, secondo le regole dell’amministrazione straordinaria. Inevitabilmente, però, l’annuncio è stato visto da molti dipendenti come una minaccia.

Un appello al senso di responsabilità dei sindacati viene da Carlo Toto. Il patron di AirOne, che finora ha lavorato in silenzio, definisce la proposta Cai «una soluzione solida ed efficace per il futuro dell’Alitalia», e sollecita i lavoratori a raggiungere un accordo che sostenga il progetto. «Io - assicura - farò la mia parte».

Anche il mondo politico resta in fermento. La sorte degli scali milanesi di Malpensa e Linate, e dell’ex «hub» di Fiumicino preoccupa gli amministratori di Roma e Milano. Letizia Moratti annuncia che il premier Berlusconi ha accettato di tenere alla Malpensa un Consiglio dei ministri, aggiungendo che un ridimensionamento di Linate «non ha alcun senso». E il sindaco di Roma Gianni Alemanno annuncia che in febbraio sarà presentato il nuovo piano per il «raddoppio» dell’aeroporto di Fiumicino.