Il giorno che don Gallo cantò fuori dal coro

(...) Ma, detto questo e fatti i complimenti al questore Salvatore Presenti e ai suoi uomini che hanno immediatamente risolto il caso, occorre anche dire che Genova non è una città razzista. Così come l’Italia non è un Paese razzista. Anche se, leggendo le reazioni prodotte in questi giorni dalla politica locale e lo spazio spropositato dato dai giornali al fatto - vergognoso, ribadisco, ma mediaticamente molto pompato - sembra l’esatto contrario. Persino nelle parole di chi nega che ci sia razzismo in città, come il vicesindaco di Genova Paolo Pissarello, peraltro respinto con perdite nel tentativo di arruolare Muteba a Tursi per le scuse ufficiali della città: «Attenzione a demonizzare gli immigrati, questi sono gli effetti che si possono produrre».
Il resto è un crescendo. Più rosso che rossiniano. Che riesce a mettere d’accordo ogni sinistra, persino le varie anime di Rifondazione, generalmente divise su tutto o quasi. Interviene il nuovo segretario della federazione di Genova con un comunicato carico di preoccupazione; il capogruppo in Regione Marco Nesci auspica «una nuova cultura di lotta di classe da contrapporsi alla “pace sociale“ voluta dai poteri forti» e come risposta obbligata all’«ideologia pericolosa della diversità come male assoluto, alimentata da governanti rozzi che soffiano sul vento della paura per circoscrivere “l’odio di classe“ dentro le stesse dimensioni della stessa fascia sociale».
Basta? Non basta. Nascono addirittura comitati, come il «Quattro ottobre» che «denuncia il razzismo crescente, alimentato anche dalle dichiarazioni vergognose delle ultime settimane da parte di alcuni politici, non ultimo l’onorevole Borghezio» (e, pur non condividendo una riga, devo dire che le parole di Borghezio a Genova sono state assolutamente sbagliate e controproducenti persino per la sua battaglia). La Cgil genovese va oltre e parla di «nuovo intollerabile episodio razzista e xenofobo, con una probabile matrice squadrista» figlio di un clima di razzismo «strisciante e pericoloso» e chiama in causa la «storia democratica» di Genova. Oibò.
Basta? Non basta. Il «Gruppo di lavoro Diritti di cittadinanza» di Sinistra democratica (che è il partito ex di Mussi, ex Sinistra Arcobaleno) vola altissimo e chiede una mobilitazione delle istituzioni, ammonendo: «Bisogna che tutti ci svegliamo dal sonno della ragione, prima che sia troppo tardi». Il sonno della ragione.
Sarà, ma per l’azione di un gruppo di balordi, condannabile fin che si vuole, ma che certo non è lo specchio di nulla, se non della stupidità di un gruppo di ragazzotti magari ubriachi, sembra francamente troppo.
Le parole meno inutili, la lettura più profonda arrivano da un signore con cui spessissimo capita di essere in disaccordo. Non questa volta: «Non si tratta solo di razzismo. Qui c’è una latitanza del pensiero, un’aridità del sentimento». E ancora: «Si tratta di bullismo. Lo sfondo è quello dello sfogo sui più deboli. E l’origine è culturale. Questo episodio deve essere spunto per una riflessione per tutti: occorre mettere alla porta questo ospite inquietante che è il nichilismo». E infine: «Bisogna parlare e affrontare il problema dell’occupazione, dei posti di socializzazione. E poi, spingere questi ragazzi a farli innamorare di sè, fargli riscoprire che possono avere delle capacità».
Parole sante. Persino se le ha dette don Andrea Gallo.