Il giorno che Ferrerov vinse la battaglia di Liberazionosc

Era una mattinata bigia di freddo pungente. Una folla vociante di ribelli, capeggiata dal corpulento capopopolo Pierovic Sansonettovisk, presidiava il massiccio edificio di viale Poliklinikov. I compagni redattori lo guardavano affamati ma orgogliosi, e l’affetto per la sua barba attenuava quel vago senso di spossatezza che ormai piegava le povere membra. I cartelli rispecchiavano tale contraddizione in seno al popolo: «Ferrerov pasta e fagioli mangiala tu, noi vogliamo le rose», era scritto su uno. Intanto, all’interno del Partito, la battaglia infuriava. La sala era stracolma e molti avevano le lagrime agli occhi, ma per l’aria resa pestilenziale dalle mille sigarette Turmac. Non erano affatto chiari i giochi dietro le quinte dell’assemblea del Partito, rigidamente tenuto in mano dal generale Ferrerov e dal colonnello Grassimovic. Quando il generale parlò, la sala sembrò ghiacciare: «Gloriosa bandiera su Liberazionosc, Sansonettovisk nyet, commissario politico nyet. Fidato uomo di Sindacato Unico, Dinov Grecov, da! Stalinisti voi, comandiamo noi. Buon lavoro a tutti». La parola lavoro evocò ai più le vacanze ai gulag, organizzate solo pochi anni prima dai Capi più amati dal popolo per il piacere del popolo. Nel successivo fuggi fuggi, si distinsero i valorosi Frankovic Gjordanovic e Nikita Vendola, che lasciò scritto: «La nostra storia non si ferma qui, ritorneremo». Nessuno seppe mai né il luogo né la data.
Per fortuna si era trattato soltanto di un altro pezzo di satira. Nulla in confronto alla Direzione nazionale di Rifondazione comunista, nella quale il segretario Paolo Ferrero (nella foto) ha ottenuto ieri la rimozione del direttore Sansonetti da Liberazione. Lo sostituirà il sindacalista Greco. Molti bertinottiani (Giordano, Vendola, Migliore) si sono dimessi per preparare il primo esperimento di scissione dell’atomo in assenza di gravità.