Un giorno alla corte del Duca Federico

Al Palazzo Ducale di Urbino una mostra ricostruisce l’ambiente artistico del Quattrocento favorito dallo splendido signore di Montefeltro

Il tempo è galantuomo, si dice. Lo è certamente nei confronti di Giovanni Corradini, detto Fra Carnevale (Urbino, ante 1416-1484 circa) che, misconosciuto per decenni, occupa da qualche anno prestigiose ribalte. La sua personalità, messa ben a punto da Giorgio Vasari nel Cinquecento, era diventata sempre più evanescente nei secoli successivi, che ne avevano dimenticato non solo il vero nome, ma anche le opere. Gli studi della seconda metà del Novecento, confluiti nelle mostre del 2004 a Milano e a New York, gli hanno restituito identità, opere e contesto tra Marche e Toscana.
Adesso una piccola ma ricca mostra aperta a Urbino su Fra Carnevale e il Rinascimento urbinate (catalogo Skira) arricchisce il percorso del frate pittore di nuovi documenti, tra cui l’arretramento della data di nascita a prima del 1416, di contro il precedente 1420/1425. Secondo, ma più importante, la definizione capillare del ruolo di Fra Carnevale nella sua città natale, tra gli artisti dell’entourage del duca Federico da Montefeltro. Ruolo non certo di secondo piano: sembra infatti che sia stato proprio Fra Carnevale, insieme a Federico da Montefeltro, a instaurare il Rinascimento a Urbino, a stabilirne metri e caratteri, dando avvio alla costruzione di quel magnifico Palazzo ducale, vero e proprio scrigno di opere e artisti straordinari.
Federico da Montefeltro, diventato signore di Urbino nel 1444, sposato in seconde nozze nel 1459-1460 con la nobile Battista Sforza, si fa costruire un grandioso palazzo, addirittura «una città in forma di palazzo» come diceva Baldassarre Castiglione. Architetto lui stesso, si avvale dell’opera di vari artisti, tra cui spicca proprio Bartolomeo di Giovanni Corradini (poi Fra Carnevale), inviato a Firenze a ispirarsi agli edifici di quella città-modello. Il futuro frate, formato come pittore in patria presso il ferrarese Antonio Alberti, si ferma a Firenze dal 1445 al 1449, lavora nella bottega di Filippo Lippi, a contatto con scultori come Maso di Bartolomeo e Luca della Robbia, pittori come Angelico, Domenico Veneziano e i bravi conterranei Giovanni Angelo d’Antonio e Giovanni Boccati. Al ritorno a Urbino, porta tutte le novità fiorentine nella sua terra, al servizio del duca. Progetta la decorazione della cattedrale e lo stesso Palazzo ducale, aiuta Federico nelle scelte culturali e degli artisti. Diventa un personaggio centrale nella vita di corte.
La mostra è una passeggiata in quel clima, attraverso le sale del «palazzetto» della Jole, il primo nucleo della costruzione del Palazzo, così chiamato dalla figura femminile, la mitica Jole, amante di Ercole, che a forma di cariatide sostiene con lui il grande camino della prima sala dell’appartamento. Marmi scolpiti, stemmi, oreficerie, libri miniati, sculture, tavole dipinte, raccolti nelle diverse sale, raccontano la cultura raffinata di corte. Tra le prime a colpire sono le straordinarie sculture di Michele di Giovanni da Fiesole, autore dei bellissimi portali interni delle sale, delle bifore, degli stemmi Montefeltro, dei camini della camera picta e della «sala della Jole». Quest’ultimo, un capolavoro in pietra della Cesane, un tempo dipinto in oro e azzurro, oggi restaurato, ripropone nel fregio inferiore, sotto la cappa, una processione dionisiaca ripresa da un sarcofago ellenistico del II secolo d. C., conservato al British Museum.
A sottolineare i rapporti con la cultura fiorentina, lombarda e papale sono arrivati, da musei italiani e stranieri, terrecotte invetriate di Luca della Robbia, candelabri in bronzo di Maso di Bartolomeo, un ritratto in pietra di Battista Sforza di Domenico Rosselli, un eccezionale Busto di Dama, forse di Pasquino da Montepulciano, pietre scolpite da anonimi scultori lombardi, reliquiari laziali.
Il capitolo pittura offre esempi tardogotici di Antonio Alberti da Ferrara, primo maestro di Fra Carnevale e intriganti opere del frate, come la giovanile Madonna col Bambino dell’Accademia Carrara di Bergamo, l’Annunciazione di Washington, fondamentale per la ricostruzione dell’attività, ancora molto vicina a Filippo Lippi, con la cui Annunciazione (più bella) è messa a confronto, il Polittico del 1450-1460 ricostruito con pezzi di diversi musei e l’alcova del duca Federico. A brillare, con Fra Carnevale, c’è poi tutta la schiera di illustri colleghi locali e non, sino ai grandi Paolo Uccello e Piero della Francesca, di cui possiamo ammirare la Flagellazione, un tempo nel duomo di Urbino.
mtazartes@tiscali.it
LA MOSTRA
Fra Carnevale e gli artisti del Palazzo

di Federico. Il Rinascimento a Urbino
Urbino, Palazzo Ducale (catalogo Skira)