«Il giorno in cui divenni amico del Campionissimo»

Mlo avevano descritto come un distinto anziano di 93 anni, quindi appena arrivato, stranamente in anticipo, sul lungomare incombente il guardingo mare invernale della riviera, faccio fatica ad identificarlo nell'ipercinetico signore che entra ed esce dal «Club Nautico Bogliasco». Calorosamente accolto dopo essermi identificato e, dopo avermi simpaticamente incolpato per l'inusuale nervosismo generato dall'ansia dell'intervista (d'altronde gli anni passati dagli episodi da qui a poco citati sono solamente sessanta!) la chiacchierata è potuta cominciare grazie anche all'arrivo di Mario Lauro, amico di famiglia dell'intervistato, ideatore ed instancabile stimolatore del colloquio.
Dario Borro, macellaio a Grondona dal 1937 al 1955, è un testimone degli albori della carriera di Fausto Coppi, quando «L'airone» neppure lontanamente pensava che il suo abituale strumento di lavoro, una bicicletta arrugginita pesante quasi 22 kg con la quale consegnava salame, prosciutto e bistecche, potesse diventare l'arco del suo successo mondiale.
Sig. Borro come e quando conobbe Fausto Coppi?
«All'epoca per me e per tutti era solo Fausto e quando misi su la bottega, era verso la fine degli anni '30, lo vedevo spesso passare a Grondona e lo incontravo frequentemente mentre consegnava in bicicletta le ordinazioni della salumeria di Novi Ligure presso la quale, più o meno nello stesso periodo, era stato preso come garzone. Inghiottiva chilometri su chilometri nei comuni tortonesi, Villalvernia, Cassano Spinola, spesso in pianura ma se penso allo stato delle strade a quell'epoca mi vengono i brividi».
Preso ha la stessa accezione odierna di «assunto»?
«Sì e no al contempo. Vede, Coppi, come tanti ragazzi dell'epoca, proveniva da una modesta ma fierissima famiglia contadina piemontese, lui si sentiva già un privilegiato, si figuri che tempi, a passare da Castellanìa, dov'era nato, a Novi Ligure».
Quindi viveva stabilmente dove lavorava?
«Beh certo, la famiglia lo spingeva anche per questo, per stare meglio capisce, il salumiere gli dava vitto, che spesso era un “cadrino" (paiolo, penso, ma obiettivamente suona molto più rustico così) di polenta a pasto, che Fausto si diceva fosse in grado di mangiarsi da solo, e l'alloggio, che era una stanza sopra la bottega e non più di 30 lire al mese, mentre lui mi disse che a casa sua non poche volte aveva dormito sulla paglia nella stalla».
Come spendeva un ragazzo della vostra età i soldi che guadagnava?
«Quali soldi ragazzo mio... io lavoravo fino alle nove di sera e di svago a quei tempi c'era proprio poco, lo incontravo spesso alle feste di paese che si tenevano una volta quando si ingaggiavano le orchestre che venivano da fuori, c'era, si figuri, il ballo dei democristiani e quello dei comunisti messi due piste diverse (risata prolungata sembra l'unica vittoriosa maniera di fargli prendere un po' di fiato) era l'embrione dell'Italia del'48!»
E Coppi in quelle occasioni come si comportava?
«Io di Coppi non posso che parlare bene, sempre. Sempre circondato di donne che volevano ballare con lui, sempre ben pettinato, in ordine. Veramente un ragazzo a modo, umile, lavoratore, modesto, s'immagini che, già famosissimo, tornava sempre al paese e a noi che pendevamo dalle sue labbra e lo bombardavamo di curiosità, Fausto hai vinto ancora, ma come fai? Non c'era una volta che non mi rispondesse Ho solo avuto fortuna... vorrei un po' vedere quelli di oggi...».
Ma come scusi, io dai libri di storia e dalla tv ho sempre ricevuto la figura di un uomo malinconico e misogino?
«Se lo faccia dire da uno che lo guardava negli occhi, a Fausto stare tra le gente piaceva un sacco, era socievole, scherzoso, di compagnia insomma e non l'ho mai visto litigare con nessuno seppure a volte...».
A volte cosa?
«Vede, all'epoca lo sport era passione pura, con la miseria che c'era era l'unico sogno che potevamo permetterci, la sera si formavano i partiti dei “Coppiani” e dei “Bartaliani”, in paese nascevano i “crocchi” contrapposti anche con Fausto presente, ma non si trasaliva mai, tutto alla fine si chiudeva con un bella bicchierata di vino in casa di questo o di quello che magari dieci minuti prima ti aveva urlato di tutto. In pochi potevano permettersi una radio, all'epoca la diffusione delle notizie era nulla, ed anche ce ne fossero state di più, la maggioranza delle persone non erano in grado di leggerle».
Oggi forse non sarebbe concepibile...
«Ricordo che durante un giro di Lombardia un bambino fece cadere sul percorso una bottiglietta di gassosa, ed un "bartaliano" si affrettò immediatamente a pulire l'asfalto dai vetri con il suo maglione, che poi fu costretto a buttare, per paura che qualcuno potesse bucare o ancor peggio farsi male, secondo lei oggi qualcuno si spingerebbe a tanto?»
Non saprei, difficile far paragoni azzeccati.
«No senz'altro. Si figuri che le bici come i motorini di oggi pagavano il bollo!»
Non ci credo...
«Glielo giuro, era una placchetta d'alluminio vicino al manubrio, veniva 20 lire all'anno. Te lo controllavano spesso soprattutto quando andavi fuori, c'erano pochissime automobili e la bicicletta era un mezzo».
Fuori intende in altre città?
«No ragazzo mio! I nostri spostamenti tra brigate nere, brigate partigiane, bombardamenti ed agguati, se toccavano i 40 kilometri erano già considerati dei viaggi».
Nel congedarmi mi dice Grazie della bella chiaccherata che mi ha fatto fare. All'epoca gli ho solo sorriso e risposto alla sua ancor vigorosa stretta. Da queste poche righe mi completo. Grazie a lei. Alle volte basta solo aver la voglia di ascoltare.