Il giorno dei motoscafi killer due morti in meno di un’ora

Tragedia nel Lazio e in Sardegna. In vigore dal 1º luglio il nuovo codice nautico, ma troppi «marinai» sono inesperti

Federica Artina

Due incidenti mortali, a distanza di un’ora l’uno dall’altro. Due dinamiche simili, nella loro tragicità, e un vespaio di polemiche pronte a risollevarsi come ogni estate. Perché, nonostante esista un codice di navigazione, tra luglio e agosto i mari italiani si popolano di «marinai» di ogni tipo e di numerosi bagnanti, entrambi spesso sprovveduti. E la distrazione è dietro l’angolo, con annessa probabilità che ci scappi il morto. Proprio come è successo ieri, per due volte, nel raggio di 250 chilometri, nello specchio d’acqua che separa il Lazio dalla Sardegna.
Alle 13 circa il primo incidente, a 300 metri dalla costa nel tratto di mare tra Capo Linaro e Santa Marinella. Un ragazzo di 25 anni di Santa Marinella, impegnato in una battuta di pesca subacquea, è stato falciato dalle eliche di una barca che non aveva avvistato il galleggiante di segnalazione regolamentare che il sub aveva. A lanciare l’allarme è stato il cugino della vittima, che si trovava a pochi metri dal ragazzo e si è salvato. La Procura di Civitavecchia ha già aperto un’inchiesta per stabilire l’esatta dinamica della tragedia e la posizione del conducente del motoscafo investitore, che si sarebbe dileguato subito dopo l’incidente perché impaurito. Una disattenzione, quindi. La stessa tragica distrazione che è costata la vita a una turista americana con passaporto italiano, Patricia Alexandra Morgan, che stava facendo il bagno nei pressi della sua barca al largo della Costa Smeralda, in Sardegna. La donna, 44 anni, è stata investita e uccisa mentre nuotava verso la barca di alcuni amici ormeggiata a pochi metri dalla sua da un altro natante che stava trasportando alcuni ospiti verso lo yacht di Flavio Briatore. Nessuno di loro ha avvistato la nuotatrice in acqua. Tutti si sono accorti della tragedia solo dopo l’impatto con il corpo della donna. Sono stati loro a lanciare l’allarme e a riversarsi nella darsena di Cala di Volpe dove era stata trasportata la turista dai soccorritori. Il trauma provocato dall’impatto con la barca è stato però fatale a Patricia, che è morta poco dopo. Tornano così sotto accusa le regole troppo «leggere» del codice nautico, che permettono a persone poco esperte di guidare imbarcazioni in specchi d’acqua popolati di turisti. Il primo luglio è entrato in vigore il nuovo codice di navigazione, stilato dalle Capitanerie di Porto in collaborazione con la Guardia Costiera. Evidentemente, però, i controlli non sono ancora abbastanza. Le regole, che coinvolgono bagnanti, sub e guidatori di barche, si basano su alcune prescrizioni e soprattutto sul buon senso, un criterio forse ormai insufficiente data la massiccia presenza di improvvisati «lupi di mare» nelle acque altrettanto popolate da bagnanti. La patente nautica, per esempio, è necessaria solo quando la potenza del motore dell’imbarcazione supera i 40,8 cavalli oppure quando ci si avventura a distanze superiori a 6 miglia dalla costa. L’unico limite di velocità è quello di 10 nodi, da rispettare fino a 1000 metri dalla costa. Norme rigide per i sub, che devono sempre segnalare la loro presenza con una boa avente una bandiera rossa con striscia bianca diagonale, visibile a 300 metri di distanza e obbligati a muoversi nel raggio dei 50 metri circostanti.
Troppo poco. Come conferma, esprimendo il suo dolore per quanto accaduto, anche Tom Barrack, finanziere americano che da due anni ha rilevato tutti gli hotel dell’Aga Khan in Costa Smeralda: «L’enorme quantità di barche che entra nel nostro mare durante l’estate è decisamente superiore a quanto la Capitaneria stessa possa controllare. Nonostante la comprensione del problema e i loro sforzi, le autorità non dispongono dei mezzi per risolverlo del tutto».