Il giorno delle Primarie Prodi deve stravincere per non andare a casa

Pecoraro: il voto per me è contro il virus dei polli

Laura Cesaretti

da Roma

L’effetto «protesta», contro le prepotenze berlusconiane e la «legge truffa» elettorale, porterà gente alle urne: così almeno sperano nell’Unione. Urne virtuali, quelle delle primarie di oggi, ma che comunque possono diventare un’occasione per uscire di casa e manifestare il proprio dissenso. In più, pare che il bel tempo regga, invogliando gli elettori del centrosinistra ad alzarsi dal divano domestico. «Dopo questa riforma elettorale antidemocratica dobbiamo dimostrare che siamo forti e abbiamo fiducia nel futuro», incita Romano Prodi.
I seggi sono pronti, 10mila sparsi per l’Italia, «un capolavoro organizzativo», dice il diessino Chiti che della macchina-primarie è stato il regista. Dichiarano gli stati maggiori di puntare a 800mila-un milione di votanti: soglia minima, in realtà, perché inferiore alla somma dei soli iscritti ai partiti dell’Unione. Si punta dunque assai più in alto, e si tengono basse le aspettative per meglio poter celebrare il successo domani sera, quando alle 23 dovrebbe essere diffuso il dato sull’affluenza. Poi si conteranno i voti, e Prodi ovviamente vincerà (il suo «zoccolo duro» è di 917mila voti, sommando gli iscritti ds-Margherita-Sdi-Pdci), con Bertinotti che arriverà secondo. Con quali percentuali? Lo si saprà probabilmente lunedì mattina, e non sarà un dato di poco conto. Il leader di Rifondazione punta al 20%, il che lo renderebbe un interlocutore ingombrantissimo per l’Unione. Quanto al Professore, non deve andare troppo sotto il 60% perché sarebbe un indebolimento, ma neppure troppo sopra, perché sarebbe un eccessivo rafforzamento. Con conseguenze a catena che potrebbero destabilizzare i già provati nervi della coalizione: «Brindo alle primarie e a quello che viene dopo», ha detto ieri Prodi levando un calice e spargendo il panico tra le sue file. Perché su cosa «viene dopo» la confusione regna sovrana: la proposta ds-Margherita di candidarlo al Senato in un listone para-ulivista è stata respinta al mittente («Impraticabile»). Chiederà il rilancio dell’Ulivo anche per la Camera, ma sondaggi alla mano il rassemblement, con le nuove regole, farebbe perdere parecchi voti. Lancerà allora una sua lista? O si butterà alla fine tra le braccia della Margherita, come insiste Rutelli? «Non parlo fino alla chiusura delle urne», promette sibillino lui.
La suspence sui risultati inizia dal terzo posto: se lo aggiudicherà l’outsider Scalfarotto, come suggeriscono molti sondaggi online, a cominciare da quello di Repubblica, buon termometro degli umori del tipico elettore da primarie? O a sorpresa ci sarà un exploit law&order con Di Pietro, o un’impennata centrista con Mastella, che continua a denunciare brogli e irregolarità nel voto di domani? Pecoraro Scanio nelle ultime ore ha trovato una parola d’ordine fortissima: «Il voto per me è un voto contro l’influenza aviaria». Un toccasana per i polli, il leader dei Verdi, altro che vaccini che tanto non funzionano. Riuscirà a sfondare? I più ne dubitano. Quanto alla disobbediente «senza volto», Simona Panzino, una sua affermazione irriterebbe non poco i dirigenti del centrosinsistra, visto che è andata in tv ad annunciare che le primarie sono un conto, c’è da dare un po’ di fastidio «da sinistra» a Bertinotti, ma alle elezioni vere col cavolo che lei voterà quei reazionari dell’Unione. «Ma allora che si è candidata a fare? Solo per farci fare quella figura barbina a Alice (la trasmissione della La Rosa finita in rissa tra candidati, ndr)?», gemono. Misteri delle primarie.
Certo i candidati sono tanti, sette, e qualche preoccupazione per la dispersione dei voti c’è. «Domani sera - avverte Fassino - Berlusconi guarderà un solo risultato: quanti voti avrà preso Prodi, perché sa che sarà il suo avversario nel 2006. Ecco perché è importante avere un grande pronunciamento per lui». E lo stesso Professore invita a serrare le fila: «Bisogna indicare le persone che meglio interpretano lo spirito dell’Unione, che hanno più probabilità di vincere contro questa destra e con più capacità di governare». Votate per me, insomma.