Il giorno dello sciacallo

Tutto muore, dove passa Di Pietro. È una costante della sua vita. Non c’è amico, collega, Veltroni o Mentana che sia stato risparmiato. Non è solo un fatto di superstizione, è l’aura fatalmente negativa di chi ha fondato una carriera sulla galera altrui, e la alimenta con la promessa di dispensarne ancora. Di Pietro ti inguaia. Di Pietro è una spugna che assorbe e non restituisce, ti lascia addosso soltantounodore. Di Pietro è il cane che morde la mano che l’ha nutrito, mors tua e valori suoi, uomo scaccia uomo: non esiste gratitudine, lealtà, coerenza né amicizia che non sia complicità di contingenza. A sinistra dovrebbero averlo imparato, finalmente. Parlo di una sinistra, avversaria e non nemica, che finalmente avrebbe voluto elaborare il lutto della discesa in campo berlusconiana: capirla, superarla, soprattutto comprendere che bene o male rappresenta una maggioranza imprescindibile. Ma c’è un molisano, pure, che lavora e ha lavorato 24 ore su 24 perché questo non accada o accadesse mai: il lutto deve restare eterno, e così pure la consolante frottola secondo cui c’è un intero Paese che è ipnotizzato e ingannato da un solo uomo, coadiuvato da Emilio Fede. Il velleitario Veltroni voleva migliorare il Paese, Berlusconi accarezza questo Paese per quello che è, Di Pietro vorrebbe solo peggiorarlo. In anni duri e dolorosi, lo sciacallo sguazzerà che è un piacere.