È il giorno del giudizio Vietato sbagliare altri gol

«Vogliamo entrare nella storia e non temiamo i milanesi. Fuori casa sempre in gol. Il brasiliano sarà decisivo, Ancelotti non sa come marcarlo»

Franco Ordine

nostro inviato a Milanello

La storia, recentissima, è dalla sua parte. Gli è già riuscito due volte. Due volte il Milan chiuse con lo 0 a 0 l’andata dei quarti di finale, ad Amsterdam prima, a Praga poi, due volte guadagnò la qualificazione a San Siro, con un finale al cardiopalmo per disarmare i lancieri, all’epoca guidati in panchina da Ronald Koeman e in attacco da Zlatan Ibrahimovic. Gli è già riuscito di domare un perfido rivale, dentro la bolgia di San Siro (tutto esaurito, 77.500 i biglietti venduti, incasso di 2 milioni e trecentomila euro, stasera botteghini chiusi): per due volte, negli ultimi tre anni, il Milan è sbarcato in semifinale, passando attraverso le forche caudine di un derby crudele in un caso e il disarmo del Psv nell’altro. Ecco il punto a favore del Milan e dei suoi: non tremeranno le gambe. Ma da 180 minuti il celebrato attacco atomico si è inceppato: ha fatto cilecca a Lione, ha rifatto cilecca a Lecce in campionato.
«Episodi sfortunati» liquida così l’argomento Ancelotti, capace di un colpo d’ala («se tiriamo all’incrocio dei pali è meglio») che diverte persino i cronisti francesi arrivati in gran numero nel collegio rossonero. Fa specie vedere l’attacco dei 95 gol fin qui seminati arrampicarsi sulla sagoma agile del Lione, quasi a mani nude, magari spaventato da un numerino (17 le reti collezionate fin qui in Champions league) che non evoca certo epiloghi fortunati. «Non sarebbe una novità, per il nostro passato, vincere con 3 gol» la risposta, volutamente sicura, spedita al mittente francese che prova a spaventarlo. Ecco il punto interrogativo che pesa sulla qualificazione di stasera del Milan, restituito per l’occasione al miglior schieramento possibile e al recupero di tutti i componenti della rosa.
L’attacco riprende a fare boom-boom? Sul tema, probabilmente, valgono di più le garanzie di Andriy Shevchenko, 8 sigilli, all’inseguimento formale del record di Van Nistelroy (12 centri nella stagione 02-03), date anche a nome del sodale prescelto, Filippo Inzaghi. «È decisivo creare le occasioni da gol, non sono preoccupato per gli ultimi due flop», sostiene l’ucraino e sembra davvero ristabilito dopo il riposo di Lecce. «Per me non è una finale», sentenzia ancora Sheva che scava così, se mai ci fosse il bisogno, un’altra distanza dal Lione e dalle agitazioni che si colgono sul fronte francese.
«Spero di non giocarmi tutta la stagione», indovina Ancelotti. «Secondo me non dev’essere il Milan a preoccuparsi» anticipa e forse qui avanza col petto in fuori, cementato da un paio di sicurezze. La prima è riferita allo stato di salute della squadra: in otto hanno tirato il fiato a Lecce, recuperato preziose vitamine. Se c’è da sudare, sono pronti. La seconda è avvitata sul ripristinato pacchetto difensivo capace di fornire risultati incoraggianti: Stam si è rimesso giusto in tempo per blindare l’argine destro. Gli altri, Nesta, Kaladze e Serginho devono aprire gli occhi e ripetere la perfomance di Lione per togliere rifornimenti all’attacco francese e a Juninho, spauracchio di Dida, sui calci di punizione.
«Evitiamo di fare falli inutili davanti all’area», il suggerimento conclusivo di Ancelotti ai suoi pretoriani. Ma forse è il caso di scaldare anche il piedino di Pirlo, lo specialista caduto in letargo. E di svegliare Kakà, il bello addormentato nel bosco di Milanello. La storia è dalla parte del Milan, d’accordo. Ma per domare le insidie della cronaca non si può più sbagliare niente.