Il giorno nero di Veltroni: «I treni erano nuovi»

Gianni Pennacchi

da Roma

Due maschere greche che si rincorrevano per ospedali senza mai incontrarsi, salvo casualmente una volta, proprio sul luogo della sventura: anche lì però, ognuna conservando la rigidità e le pieghe che il ruolo aveva loro assegnato, una ridente e quasi trionfante, l’altra mesta e con le labbra volte al pianto. Così Piero Marrazzo e Walter Veltroni, ieri protagonisti istituzionali della sciagura nella metropolitana di Roma. Il governatore del Lazio che tratteneva a stento la soddisfazione e l’orgoglio per il «perfetto funzionamento» del 118 e delle strutture ospedaliere, era tutto un complimentarsi e garantire la situazione «sotto controllo». Il sindaco di Roma invece, sofferente e a tratti annichilito, quasi fosse sua la responsabilità di quei due treni - «ma erano nuovi!», ripeteva ad ogni tappa del suo pellegrinare - e amareggiato per il lutto abbattutosi sulla sua gioiosa e gaudente festa del cinema.
E per grazia di Dio c’è stata soltanto una povera vittima con una manciata di feriti seri, altrimenti chi teneva quei due? Come girandole dalla tenda in piazza Vittorio all’Umberto I e al San Giovanni, vai anche agli altri ospedali a stringer mani dolenti, ogni fermata con relativa conferenza stampa volante, partiva Marrazzo arrivava Veltroni, arrivava Marrazzo partiva Veltroni. In tanta via crucis si son fugacemente incrociati sul luogo dell’incidente, e anche le telecamere hanno potuto fissare i loro volti affiancati. L’uno appunto triste, l’altro quasi allegro. Una maschera di Eschilo, l’altra di Aristofane. Grottesche entrambi.
Roma s’appresta al «lutto cittadino», è il primo annuncio del sindaco appena giunto al Policlinico universitario Umberto I, mentre gli eventi previsti per domani all’Eur nell’ambito di «Cinema festa internazionale di Roma» venivano immediatamente sospesi in segno di «solidarietà e lutto». Tutti i telegrammi e i messaggi di cordoglio, anche dai sindaci di Madrid e Parigi, son giunti a lui, che già alla prima sosta in piazza Vittorio, dove è sceso nella galleria per toccar con mano la tragedia, l’ha paragonata a «quella di via Ventotene»: 27 novembre 2001, otto morti e decine di feriti per una fuga di gas. Poi, con voce e occhi stupiti: «Ho chiesto a Met.Ro spiegazioni per capire come sia potuto accadere un incidente del genere... Non si riescono a capire le motivazioni, perché si tratta di treni nuovi e assolutamente funzionanti». Quindi, ha confessato che in un primo momento, appena informato dell’incidente, aveva «pensato a qualcosa di diverso»: come tutti ormai all’annuncio di un disastro, aveva temuto l’attentato terrorista. Ma il punto dolente continuava a pulsargli: «Spetterà ai tecnici e alla magistratura trarre le conclusioni, noi sappiamo solo che si trattava di treni nuovi, i più moderni d’Europa». E ancora, all’ospedale San Giovanni: «Quella di via Ventotene e quella di oggi, sono le giornate più tristi per Roma».
Ben diversi, i toni di Marrazzo. Appena giunto all’Umberto I: «La macchina dei soccorsi ha funzionato nel migliore dei modi, devo ringraziare i medici e il personale di questo policlinico che hanno reagito in maniera immediata ed efficace. E questa, non era un’esercitazione...». Al San Giovanni: «La situazione è sotto controllo, la macchina del 118 si è messa subito in moto e ha saputo gestire l’emergenza». Tra un nosocomio e l’altro: «Il sistema sanitario regionale ha dimostrato di saper rispondere alle emergenze».
Perché tanta diversità di reazione? L’animo umano è imperscrutabile, ma non dev’esser di scarso peso che la responsabilità del governatore in questa vicenda riguarda soltanto il 118 e il sistema di soccorso medico, che hanno retto bene essendo il bilancio umano fortunatamente meno pesante di quanto lo scontro tra i due convogli lasciava prevedere. La sciagura invece, grava tutta sul sindaco che in questi giorni stava assaporando il successo del primo festival cinematografico romano e al quale spetta la responsabilità politica dei trasporti urbani. Mario Baccini infatti, vicepresidente del Senato e avversario di Veltroni nella corsa al Campidoglio, ora domanda se il destinar risorse «in iniziative effimere», non abbia «impedito» la manutenzione della metropolitana.