Un giorno di ordinaria follia del Simenon antiborghese

Eccolo lì, come sempre in classifica: Georges Simenon fa capolino tra gli ombrelloni, questa volta con L’assassino (Adelphi, pagg. 153, euro 160; edito per la prima volta nel 1937). Un libro, bellissimo, che potrebbe anche avere imprevisti effetti destabilizzanti. Il dottor Kuperus vive una paciosa esistenza borghese in una città olandese di provincia. Visita i pazienti. Accontenta i piccoli desideri della moglie. Si concede qualche partita al biliardo. A cadenza regolare si reca ad Amsterdam per assistere a convegni medici. Tutto regolare, quieto, ordinato. Fino a quando, quasi per caso, il dottore beve un paio di bicchierini di troppo. Quanto basta per perdere il controllo e osare l’inosabile: comprare una pistola, attendere nell’ombra, assassinare moglie e relativo amante, tornare a casa e agguantare la cameriera desiderata da sempre. Ma è solo la prima di molte giornate di ordinaria follia. Perché il gesto mette davanti agli occhi del dottore lo squallore e la falsità della vita quotidiana: «Per quindici anni si era comportato in quella maniera perché così voleva, così doveva essere. Gli era parso importante ripetere gli stessi gesti alla stessa ora e rispettare tutti i rituali di una vita ben ordinata». Ecco perché ha ucciso. Non per gelosia ma «perché ormai si annoiava a morte, non credeva più nella bottiglia di Borgogna accanto al camino il giorno in cui ricevevano gli amici Van Malderen». Ora, pensa Kuperus, la musica è cambiata. Ora dirà a tutti i suoi compaesani quanto è vuota la loro esistenza. Ora sarà libero di essere se stesso. Oppure no. Perché evitare le vischiose convenzioni potrebbe essere più difficile del previsto.
È il terzo Simenon, in pochi mesi, che tocca lo stesso tema: la fuga disperata dal grigiore quotidiano, spesso coincidente con la famiglia. In Luci nella notte (Adelphi) una coppia sull’orlo della crisi sperimenta la separazione e la violenza. Ma anche in questo caso dirsi addio non è così semplice. E nella Fuga del signor Monde (Adelphi), il protagonista, intrappolato dal matrimonio e da una vita senza affetto, trova la salvezza scomparendo per alcuni mesi.
Una cosa è certa. Spiaggia. Sole. Bagno. Pranzo. Spiaggia. Sole. Bagno. Cena. Letto. E l’indomani si ricomincia da capo, per due settimane. Leggere L’assassino in vacanza, quando i ritmi frenetici lasciano il posto a gesti ripetitivi, a volte un po’ noiosi, rischia di essere davvero inquietante. Potrebbe far venire idee ambigue, desideri inconsueti. E per questo, come ogni anno, Simenon va dritto in classifica, rimanendoci tutta l’estate.