Il giorno del Papa. L’Italia che vuole sentire Ratzinger

Fedeli cattolici e seguaci
di altre religioni, centri culturali
ed esponenti politici. Oggi, in
occasione dell’Angelus, l’abbraccio
del Paese a Benedetto XVI dopo
il divieto di parlare alla Sapienza. Oltre 150mila persone attese
in piazza San Pietro
per la preghiera "speciale"
di questa domenica. Nessun
riferimento all’incidente
alla Sapienza per evitare
strumentalizzazioni. <strong><font color="#ff6600"><a href="/a.pic1?ID=235230" target="_blank">&quot;Io scienziato dico: ascoltiamo Benedetto XVI&quot;</a></font></strong>. Così è nata <a href="/a.pic1?ID=235272" target="_blank"><strong>la crociata atea di Ferrara</strong></a><br />

da Roma

Il giorno dell’Angelus «speciale» è arrivato. E a Roma stanno giungendo in tanti, da tutta Italia, per manifestare il loro affetto e la loro solidarietà al Papa costretto a rinunciare alla visita alla Sapienza, un fatto che non ha precedenti nella storia repubblicana. Non è facile prevedere quanti saranno, ma si attendono almeno centocinquantamila fedeli.
Che cosa dirà loro il Papa? Dopo l’appello del cardinale Ruini, che invitava i romani a manifestare la loro vicinanza a Benedetto XVI con la loro presenza in piazza San Pietro, le adesioni si sono moltiplicate: forze politiche e sociali, centri culturali, associazioni cattoliche e movimenti, gruppi e organizzazioni. Ma anche tanti, tantissimi singoli fedeli e rappresentanti di altre religioni.
Il timore, nei sacri palazzi, è che un momento di preghiera e di festa al Papa possa essere interpretato strumentalmente come una prova di forza e venga considerato una manifestazione contro qualcuno. Proprio per evitare questo rischio, Ratzinger dedicherà la tradizionale meditazione che precede la preghiera mariana dell’Angelus al già programmato tema dell’unità dei cristiani, per la quale si prega nella settimana entrante. Dopo, nei saluti finali, Benedetto XVI si rivolgerà alle migliaia di persone che sono venute a Roma per manifestargli vicinanza e affetto, ringraziandole per l’appoggio. Il tutto senza parole che possano risultare polemiche in riferimento all’incidente della Sapienza, che ha fatto fare all’ateneo romano, al governo e all’intero Paese una pessima figura di fronte al mondo. Sono state infatti proprio le indicazioni del ministro dell’Interno Giuliano Amato e dello stesso presidente del Consiglio a suggerire al Pontefice che era meglio cancellare la partecipazione all’inaugurazione dell’anno accademico per problemi di ordine pubblico. Ratzinger ha scelto di non andare all’università compiendo un gesto di responsabilità, per evitare i paventati incidenti e non certo mosso da timori per la sua incolumità.
Non risulta inoltre deciso alcuno spostamento di sede per la recita dell’Angelus dalla finestra dello studio del Papa alla loggia centrale della basilica di San Pietro, quella delle benedizioni «Urbi et Orbi». Il cambiamento, che certo favorirebbe una maggiore visibilità del Pontefice anche da via della Conciliazione, avrebbe però particolarmente solennizzato questo Angelus domenicale, già di per sé peculiare per il numero di presenti. Va infatti ricordato che questa domenica romana – che pare sarà accompagnata dal bel tempo – prevedeva già un incremento di partecipanti per una manifestazione in favore delle scuole cattoliche.
«Questa volta all’appuntamento si aggiunge un significato speciale» scrive nell’editoriale dell’Osservatore Romano il direttore Gian Maria Vian, parlando della partecipazione di «un numero molto più grande di persone: per esprimere in questo modo un gesto di affetto e di serenità che vuole bilanciare la tristezza seguita a quanto è accaduto». L’incontro, ha osservato Vian, sarà «ben al di sopra quindi di ogni lettura dell’avvenimento che non rispetti, strumentalizzando, il suo senso religioso e di vicinanza a Benedetto XVI: per mostrargli che non è solo, ma che con lui c'è un popolo i cui confini sono conosciuti solo da Dio». Il direttore del quotidiano vaticano definisce la presenza in piazza san Pietro anche «gesto laico e di libertà... in quanto mosso da quel principio che può e deve unire credenti e non credenti: la ragione, diversa ma non opposta al cuore».