Un giorno perfetto, delude Ozpetek: "Non sempre si può piacere a tutti"

Nervosismo nel cast per la critica
fredda e i fischi, ma il pubblico
applaude. La Ferrari: "Per quel
ruolo ho mandato un sms a Ferzan&quot;. <a href="/a.pic1?ID=287011" target="_blank"><strong>Una pellicola difficile da seguire</strong><br />
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Venezia - Non fidatevi del manifesto. Va letto per contrasto. Nel film la famigliola allegramente riunita sul prato - madre, padre e due figli - non è mai così. Il giorno perfetto, in realtà, è un giorno da incubo siglato da cinque colpi di pistola. C’era molta attesa per il nuovo film di Ferzan Ozpetek, primodei quattro italiani in gara, perché segna un cambio di marcia nel suo cinema. Raicinema, che coproduce con Fandango, avrebbe preferito tenerlo fuori dall’agone festivaliero. Lui ha insistito. Risultato: critici perplessi e silenziosi all’anteprima mattutina in sala Perla, fischi, «buuu» e risatine alle 13 in Palalido (stampa periodica e industry), caldi applausi serali del pubblico al debutto ufficiale in Sala Grande. Magari è un film fatto apposta per dividere, tratto com’è da un romanzo cupo, feroce, appunto Un giorno perfetto di Melania Mazzucco. Dove una decina di personaggi di varia estrazione sociale intrecciano i propri destini in una Roma plumbea, tutt’altro che rassicurante. Un certo nervosismo, al di là dei sorrisi d’occasione, si coglieva anche sul volto e nelle battute degli interpreti alla conferenza stampa.

Cast di spicco, con Valerio Mastandrea e Isabella Ferrari nei ruoli principali e un ricco contorno formato da Monica Guerritore, Nicole Grimaudo, Stefania Sandrelli, Angela Finocchiaro, Valerio Binasco. Premette il regista, l’anno scorso giurato qui al Lido: «Il libro è molto duro e violento. Ho ammorbidito alcuni aspetti, cambiato qualcosa, incluso il sesso di un personaggio, perché il film non risultasse insopportabile, insostenibile ». Si parla di una scena di stupro coniugale. Antonio, il poliziotto manesco abbandonato dalla moglie Emma, prova a riconciliarsi, ma il confronto si muta in un penoso corpo a corpo dentro un canneto. «Con Sandro Petraglia abbiamo riscritto cinque volte quella scena», rivela Ozpetek. «Doveva svolgersi in macchina, non mi piaceva. Così, ripensando a film come Rocco e i suoi fratelli, ho voluto ambientarla all’aperto, tra le canne. Della violenza non ti accorgi mentre giri. Pensi alle luci, ai movimenti.Masapevo che doveva essere forte. Per questo ho chiesto a Valerio di sputare in bocca a Isabella, in segno di rabbia. Temevo che lei non avrebbe accettato, invece ha detto: “Geniale. Ci sto”».

Reduce dalla mitica scena hot di Caos calmo con Nanni Moretti, l’attrice è ingrassata sei-sette chili per aderire al ruolo di quella madre ancora desiderabile ma troppo «vecchia » per lavorare in un callcenter. Confessa la Ferrari: «M’è bastato guardare negli occhi Valerio per avere fiducia e abbandonarmi. Sin dall’inizio volevo essere Emma. Avevo amato il romanzo, sentivo di poter essere lei. Dovevo solo liberarmi di un certo côté intellettuale che mi porto addosso ». Solo che l’offerta non veniva, si parlava di altre attrici. Così è stata lei a proporsi. «Sì. Ho spedito a Ferzan un sms. Scrivevo: “Emmaè un ibrido, incolta e colta di esperienze, pingue ma col corpo elastico,Emmasono io”. Lui non rispose subito, la fece un po’ soffrire. Così come esitò prima di ingaggiare Mastandrea. Che oggi scherza sul tema: «Ho fatto questo film perché l’hanno rifiutato tutti. Non se la sentivano. Se avessi dei figli, forse neanch’io avrei accettato. Ferzan mi ha chiesto di non giudicare questo uomo a un passo dal crollo. Io invece sentivo di doverlo fare. La violenza, anche cerebrale, che attraversa la storia è atroce. Così mi sono difeso non immedesimandomi mai, per non finire risucchiato nelle dinamiche del personaggio».

Poi però, specie nella scena dello stupro, ha cercato di sdrammatizzare per alleggerire il clima: «In fondo fare un film è una cosa seria, ma non così seria ». Anche Ozpetek ha tentennato prima di dire sì al produttore Procacci. «Ho letto la sceneggiatura deciso a rinunciare. Avevo comprato il libro, due volte, senza mai aprirlo». Invece, turbato, si buttò nell’impresa, anche rischiosa essendo lontana dalle sue corde classiche. «I critici? Li leggerò domani. Certo che mi frega del loro giudizio, come di quello del pubblico.Manon si può piacere a tutti».