Giorno di preghiera, il Vigorelli requisito tre ore

Viale Jenner libero dopo anni. Il rito settimanale si
sposta al velodromo, precettato dal prefetto e concesso gratis invece
che a 5mila euro. Anche ad agosto al Palasharp i fedeli potrebbero spuntare un prezzo simbolico

Addio tappeti verdi: oggi, dopo quindici anni, viale Jenner non sarà più la stessa. Per il Centro islamico scatta il primo venerdì di preghiera fuori «casa», l’unico al Vigorelli: dal prossimo fino a fine agosto si apriranno le porte del Palasharp. Da settembre, chissà. Se ne discuterà la prossima settimana al tavolo convocato in prefettura - probabilmente già martedì - con Comune, Provincia e Regione. E dopo giorni di polemiche politiche sul trasloco, almeno la prefettura è riuscita a rendere più dolce la pillola per la comunità, che per il Vigorelli aveva chiesto un prezzo politico e ha ottenuto l’impianto addirittura a costo zero. Il prefetto Gian Valerio Lombardi ha requisito il velodromo per tre ore, dalle 12.30 alle 15.30, per consentire ai fedeli di pregare. «Avevamo chiesto una verifica per valutare se ci fossero le condizioni - spiega l’assessore allo Sport del Comune, Giovanni Terzi - e il prefetto, con il quale stiamo portando avanti su questo tema una straordinaria collaborazione, ci ha comunicato che esistono per cui la struttura verrà concessa gratuitamente». Un bel vantaggio per il Centro islamico, che risparmia così i 5mila euro di affitto previsti per qualsiasi associazione e dovrà pagare solo le spese di assicurazione. Senza il provvedimento ultimativo, «per motivi di ordine pubblico», Palazzo Marino non avrebbe potuto neanche fare sconti, precisa infatti Terzi, perché «è una struttura pubblica e avremmo dovuto applicare il tariffario». L’assessore, che è anche capodelegazione di Fi in giunta, ricorda che quello di oggi sarà «il primo e l’ultimo venerdì di preghiera al Vigorelli», dalla prossima settimana la preghiera del venerdì si trasferirà al Palasharp. E non è escluso che anche lì, sebbene la proprietà sia privata, l’intervento del prefetto non riesca a spuntare un prezzo «simbolico». Tecnicamente potrebbe bissare il provvedimento, ma valuterà solo dopo una serie di incontri già convocati per la prossima settimana, anche con i gestori del Palasharp.
Dopo il secco no di Filippo Penati all’ipotesi dell’ex Paolo Pini come sede della moschea a partire da settembre, ieri invece l’assessore al Demanio Bruno Casati ha preso le distanze dal presidente della Provincia, dichiarandosi più possibilista. Ha spiegato che il trasferimento della comunità all’ex ospedale psichiatrico sarebbe «possibile» a tre condizioni: che si collochi «su un’area verde oggi non utilizzata e da risistemare», che sia «una soluzione transitoria, nel momento in cui sia chiara quella definitiva», e che le «spese siano a carico della comunità islamica».