Giovanardi a Casini: basta ossessioni sul Cavaliere

L’ex ministro ha raccolto 16 firme tra i dirigenti contrari alle «ambiguità»

nostro inviato a Fiuggi
Si chiude la Festa di Fiuggi e il box-office segna il tutto esaurito. Un successo in termini numerici consacrato da un’affluenza di circa 5mila simpatizzanti «udiccini» nell’arco di quattro giorni. Una mini-invasione benedetta dal settore alberghiero locale che non ricordava un’affluenza simile dai tempi della storica svolta di An, consumata sempre nella cittadina termale laziale. C’è chi chiama in causa l’«effetto Pier Ferdinando», sottolineando l’appeal della presenza assidua e continua di Casini tra gli stand. E chi spiega che c’è stato un grande lavoro dei veneti, dei romani e dei laziali per convocare le truppe in un momento in cui il partito - in cerca di identità e desideroso di scrollarsi di dosso quella che qualcuno chiama «l’ingessatura berlusconiana» - sentiva la necessità di fare un bagno di folla.
Naturalmente, come sempre accade, non è oro tutto quel che luccica. Il Casini impegnato nella sua battaglia di emancipazione dal cono d’ombra berlusconiano stupisce il suo stesso popolo. Il leader che, tolta definitivamente la grisaglia presidenziale, scende nell’arena e, dichiarazione dopo dichiarazione, si sforza di logorare le gerarchie consolidate della Cdl distribuendo stoccate verso il maggiore azionista del centrodestra e gelo verso l’ex sodale Gianfranco Fini provoca applausi pubblici e preoccupazioni private. L’apertura di una sempre più decisa concorrenza al centro - una partita che si gioca sull’eredità politica di un Silvio Berlusconi che, al contrario, tutto vuole fare meno che appendere le scarpe al chiodo - è un’impresa ambiziosa e costellata da mille rischi. E i dirigenti, ma soprattutto la base del partito, non perdono occasione per farlo notare.
Lo stesso Casini ammette che gli capita spesso che i militanti lo fermino per strada e gli chiedano: «Onorevole, ma non è che vuole buttarsi a sinistra?». La sua replica standard è: «Ma va, non date retta a quel che scrivono i giornali». Ma è chiaro che l’elettorato fatica a capire quale bussola stia seguendo l’ex presidente della Camera, coinquilino della Casa delle libertà e al tempo stesso separato in casa con Berlusconi con il quale da settimane comunica soltanto attraverso l’alto ufficiale di collegamento Gianni Letta. Non è un caso che la Festa di Fiuggi abbia battuto con forza su un messaggio: quello della solida appartenenza dell’Udc al centrodestra, ribadita a volte anche con toni rabbiosi proprio per scacciare via le perplessità di un elettorato desideroso di chiarimenti e rassicurazioni.
È chiaro, però, che la base del partito aspetta fatti concreti. Ad esempio vuole verificare il comportamento in Parlamento. C’è chi dice che deputati e senatori, al di là delle dichiarazioni ufficiali, siano pronti a fare opposizione dura e non siano molto entusiasti dell’approccio morbido predicato sulla Finanziaria. Ma i nodi più intricati per Casini e Cesa sono soprattutto quelli sul territorio. Le fughe di piccoli dirigenti e portatori di voti verso il partito di Clemente Mastella non mancano. Soprattutto al Sud. C’è la crisi dell’Udc campana sotto la pressione incrociata di Udeur, Margherita e Dc di Gianfranco Rotondi. E analoghi problemi ricorrono anche in Calabria e Puglia dove il sistema di potere del centrosinistra funziona come polo attrattivo. Al Nord, invece, c’è una forte attenzione per il futuro partito unico del centrodestra ed è più forte la pressione per ricucire con gli alleati e mettere da parte qualche punta di velleitarismo. E poi c’è l’ala che da sempre intrattiene buoni rapporti con Berlusconi che certo non accetta di buon grado le fughe in avanti. «Non possiamo essere sui giornali tutti i giorni soltanto per le polemiche interne al centrodestra» attacca Carlo Giovanardi. «Bisogna fugare i troppi dubbi seminati tra iscritti, simpatizzanti ed elettori che ci chiedono un’opposizione rigorosa».
L’ex ministro non si limita alle parole. Giovanardi sta preparando un documento firmato finora da 16 consiglieri nazionali con cui chiederà a Casini di «dire basta alle ambiguità». «Il linguaggio di rottura ci fa del male» spiega. «Lo sconcerto sta salendo, la base ci chiede se vogliamo ristrutturare la casa o demolirla. Finora ci sono state troppe fughe in avanti». In qualche modo, la risposta arriva dal discorso con cui Cesa chiude la festa di Fiuggi. Se vuole tornare a vincere - è il ragionamento del segretario dell’Udc - il centrodestra deve cambiare «da cima a fondo», compresa la «leadership» che non può essere «immutabile». Ma Giovanardi sembra non vederla così. «Quella contro Berlusconi - dice - sta diventando una vera ossessione. E poi, guardiamo in faccia la realtà: come si fa a dire che è fallita la Cdl quando ha preso più voti del 2001 e di là hanno vinto soltanto aggregando tutto e il contrario di tutto? Serve questa visione catastrofista? Già adesso sul tesseramento le difficoltà sono evidenti perché il nostro elettorato ormai sente un profondo senso di appartenenza al centrodestra. Mi chiedo: quando Casini dice non moriremo berlusconiani è sicuro di aver individuato l’avversario giusto? Io preferisco dire che non moriremo prodiani».