Giovanardi: «Consorte si muoveva d’accordo coi vertici del Botteghino»

Il ministro conosce il modello emiliano: «Nelle regioni rosse è sempre stato molto forte l’intreccio tra politica e affari»

Adalberto Signore

da Roma

Ministro Carlo Giovanardi, a suo avviso nel caso Unipol-Bnl i vertici dei Ds hanno svolto un ruolo attivo o sono stati semplici spettatori?
«Sono assolutamente convinto del fatto che le operazioni portate avanti da Giovanni Consorte siano state effettuate in stretto collegamento con i vertici del partito. L’unica cosa di cui forse i Ds non erano a conoscenza è il fatto che l’ex numero uno di Unipol avesse un suo conto personale...».
Perché questa sua convinzione?
«Guardi, io vengo dall’Emilia Romagna e so bene quanto nelle regioni rosse sia forte l’intreccio tra politica e affari. Oggi la Lega delle cooperative non è altro che il polmone finanziario dei Ds, come lo era anni fa del Pci. Già, perché il vero problema è che l’intreccio tra finanza e politica esiste da sempre. Unipol è cresciuta grazie al formidabile appoggio delle giunte rosse che hanno sempre fatto scelte assicurative molto oculate. Così la Lega delle cooperative, che in quelle stesse regioni - Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche - ha di fatto il monopolio della grande distribuzione. Tutto questo è stato costruito grazie a un continuo scambio di favori con il potere politico, cioè con il Pci prima e il Pds e i Ds poi. La dimostrazione, se mai servisse, sta nel fatto che le stesse persone passano senza soluzione di continuità dai vertici del partito ai vertici della Lega coop e viceversa. Alla fine degli anni ’80, per esempio, centinaia di funzionari delle regioni rosse furono assunti fittiziamente dalle strutture della Lega solo per raddioppiargli l’indennità, con perdite di miliardi per le casse dello Stato. Un altro esempio? Fu Romano Prodi a dirmi che i lavori della variante di valico in Emilia Romagna rimasero fermi un anno finché la Regione non diede il via libera in cambio di un terzo degli appalti da destinarsi alla Lega delle cooperative. Ecco, io credo che per i Ds sia arrivato il momento di fare i conti con tutto questo».
E in che modo?
«Di certo, non scaricando Consorte e Sacchetti. Con l’accusa che si sono arricchiti personalmente, infatti, i Ds vorrebbero far passare l’idea che Unipol e la Lega delle cooperative sono moralmente a posto. Demagogia, solo demagogia. Con quattro regioni italiane che, grazie a questa grande patologia del sistema, sono in mano alla sinistra è grottesco l’atteggiamento di Fassino e D’Alema che fanno questioni di etica e di morale».
Però, da Consorte hanno preso le distanze...
«Consorte l’hanno fatto fuori solo perché è accusato di essersi arricchito personalmente. Pensi a Greganti: è stato santificato alle feste dell’Unità solo perché portava soldi in nero al Pci».
Tornando alle regioni rosse, non è eccessivo parlare di «grande patologia»?
«È la peggiore anomalia del nostro sistema democratico. Negli anni ’90 in Italia c’è stata Tangentopoli ed è nata la Lega Nord, insomma è cambiato tutto. E se in Lombardia il voto è sempre stato aperto, se la Campania da bianca è diventata rossa, Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche negli ultimi 60 anni sono rimaste chiuse in una sorta di mondo a parte. E questo perché il sistema Unipol-Montepaschi di Siena-Lega Cooperative è troppo forte e gode anche di protezioni giudiziarie».
Che questa volta, però, sembrano non essere state efficaci...
«L’Opa su Bnl va avanti come nulla fosse. Nonostante i benefici fiscali di cui gode Unipol, non mi pare che i Ds abbiano preso le distanze dalla scalata».