Giovanardi dice sì al muro al 4%: «Il bipolarismo non si tocca»

Il ministro Udc: «Noi siamo con De Gasperi, Scalfaro no. Il testo è emendabile, ma senza tradirne la logica»

da Roma

Carlo Giovanardi, ministro dei Rapporti con il Parlamento ed esponente dell'Udc, la scoperta della «conversione elettorale» di Oscar Luigi Scalfaro è merito suo.
«Mi sono andato a cercare questo verbale da cui risulta che per il presidente Scalfaro si può cambiare la legge elettorale alla fine di una legislatura, che si può procedere con i soli voti della maggioranza e infine che ci sono i diritti-doveri della maggioranza e del governo che sono maggiori rispetto a quelli della minoranza».
Su questi tre punti Scalfaro era molto determinato.
«Ma ora va dicendo esattamente il contrario, sostenendo tesi diametralmente opposte. Allora era con De Gasperi contro Pajetta e Togliatti, oggi invece sta dall'altra parte con Fassino».
Perché avrebbe cambiato idea?
«Va rilevata la strumentalità desolante della posizione di Scalfaro di questi giorni. Mentre l'Udc è perfettamente in linea con la grande Democrazia Cristiana di allora, la Margherita e Scalfaro hanno cambiato di 180 gradi la propria posizione».
Scalfaro ieri ha detto che votare una riforma in piena campagna elettorale è «cattivo, illecito e immorale».
«Rimango allibito. Mi rifiuto di credere che possa essere la stessa persona che stava con De Gasperi».
Passiamo ai giorni d’oggi. Riforma dello Stato e riforma elettorale: il centrodestra sembra incartarsi su quale debba essere votata prima.
«Devono essere votate sia la devoluzione sia la nuova legge elettorale, non c'è una questione di priorità. Abbiamo già votato questo testo. Siamo stati in prima linea per realizzarlo e portarlo avanti, soprattutto grazie al senatore D’Onofrio».
Che risponde al ministro Roberto Maroni che vede voi dell’Udc un po’ «confusi»?
«Bisogna lavorare a questa legge per portarla tutti quanti in porto. Meno polemiche si fanno e più ci si impegna e meglio è per tutti».
Tra Marco Follini e Gianfranco Fini c’è polemica sui punti fermi piantati da An: sbarramento al 4 per cento e salvaguardia del bipolarismo.
«Abbiamo sottoscritto tutti noi alleati del centrodestra pochi giorni fa una bozza. Una proposta definita dai saggi della Cdl che prevede lo sbarramento al 4 per cento. È un testo sicuramente perfettibile ma è chiaro che bisogna muoversi in un ambito bipolare. Il modello è sempre quello delle regionali: i cittadini scelgono una coalizione, un presidente e un programma».
Le barricate della sinistra sono un problema?
«Sono un problema perché loro non vogliono un sistema elettorale che consente più democrazia e maggiore partecipazione anche in realtà dove la minoranza non riesce a eleggere un candidato. Non solo. Loro non vogliono questa legge perché temono che fuori dalla costrizione del collegio uninominale possano perdere dei voti».
E perché dovrebbero?
«La sinistra vota in maniera più “acritica”. Invece l’elettore di centrodestra non sempre davanti a un candidato diverso dal proprio preciso orientamento - magari un laico rispetto al cattolico - vota questo candidato imposto dalle segreterie di partito. Una volta un vescovo mi disse che nel suo collegio c’erano un candidato radicale e uno comunista. Lui da cattolico non sapeva chi votare tanto che poi non è andato al seggio. Quanti sono gli elettori moderati che non si sentono rappresentati dai prescelti delle segreterie?».