Giovanardi incalza Follini: «Voglio sapere con chi stai»

Il ministro: «Tabacci non è il partito, fin qui è stato coperto dal nostro segretario. Dobbiamo votare sì al federalismo»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Ministro Giovanardi, si è ritrovato a essere il vaso di coccio a Reggio Calabria, fischiato dagli azzurri, segnale che molti addebitano all’Udc, il suo partito, lo stato di tensione dentro la Cdl?
«È vero, i fischi preventivi a me in quanto Udc sono stati spiacevoli e un segnale preciso. Ma il mio richiamo in tempo reale all’unità e la sottolineatura rivolta a Fini e Berlusconi che i nostri avversari sono nel centrosinistra, sono stati accolti da forti applausi. È il segnale che c’è una sintonia di fondo nella base della Cdl, messa in crisi da polemiche pretestuose».
Saranno pretestuose, ma mettono quantomeno confusione tra gli elettori. Dopo che il vostro segretario Follini aveva detto che la riforma elettorale era condizione sine-qua-non per andare avanti, l’obiettivo si è spostato sulle primarie. Apparentemente tutti d’accordo sulla loro utilità, lo scontro adesso sembra spostarsi sul come... Ci sono abbastanza motivi per irritare la base elettorale...
«Vede, succede che quando un nostro obiettivo sembra a portata di mano c’è qualcuno che inserisce un elemento inquinante come ha fatto Tabacci con la devoluzione, o raccogliendo le provocazioni che a Reggio erano tutti mercenari. Non si capisce come possiamo mettere in discussione la nostra adesione alla riforma che abbiamo già votato per due volte rischiando così di far deflagrare la Cdl. La nostra alleanza e questo governo sono nati anche su questo obiettivo. L’Udc deve, dico deve, votare la devoluzione. Se qualcuno non vuole votarla è un pretesto per rompere la maggioranza. Del resto in direzione Tabacci ha detto chiaramente che vuole arrivare a un governo tecnico».
Ma Tabacci non è tutto il partito...
«È stato sempre coperto dal nostro segretario. Io, e probabilmente anche quelli che erano riuniti a Reggio Calabria, vogliamo sapere se il partito la pensa come Casini o come Tabacci».
Casini ha fatto un richiamo duro sulle primarie, sostenendo che non sono una resa dei conti, ma strumento di confronto. E attorno alle primarie c’è grande polemica, anche su come farle? «La nostra proposta sulle primarie come segno di discontinuità è stata accettata, questo conta. Non capisco perché non possa andare bene farle tra gli eletti degli 8.000 comuni italiani e delle province. Decine di migliaia di persone. Sono tanti sa? Ma attenzione, un secondo dopo ci dovrà essere compattezza di tutti su chi verrà votato. E magari, come ha detto Fini, accelerando verso il partito dei moderati».
Dove pensa si vada a parare?
«Se l’Udc svolge la sua azione all’interno della Cdl per renderla più competitiva nei confronti del centrosinistra allora va bene, può essere utile. Ma se tutto questo viene inquinato dalle minacce di andare da soli, da ultimatum anzi da penultimatum, da ripicche, rinfacci reciproci, litigi continui, finisce male, malissimo. E per l’Udc finisce ancora peggio».
Molti si chiedono come sia possibile arrivare alla scadenza elettorale con questa conflittualità così alta.
«Infatti io dico basta. Basta. Abbiamo posto il problema della legge elettorale e la Cdl ha detto sì ed è già in commissione. Berlusconi è straconvinto della necessità di portare avanti questa legge. Abbiamo posto il tema delle primarie ed è stato accolto. Sul partito unitario si va avanti e c’è una costituente che lavora. Magari si potesse realizzarlo prima delle elezioni, come dice anche Fini. A questo punto non si capisce perché ogni giorno qualcuno inserisca un elemento nuovo di polemica».
A Reggio c’è stata una sorta di designazione di Fini a successore di Berlusconi...
«Dalle mie parti si dice: chi va all’osta perde il posto. Accanto a Berlusconi tutti hanno sempre visto Fini e non certo altri».