Giovanardi: no al cippo per Giuliani

da Genova

Un passamontagna sul viso e un estintore tra le mani, da buttare in testa a un carabiniere. Carlo Giuliani era morto nei giorni del G8 di Genova, ucciso dal colpo di pistola sparato da un militare di leva che cercava di sfuggire al linciaggio. Eppure il Comune di Genova ha deciso di dedicare una lapide al no global incappucciato. La storia del cippo a Giuliani non è però finita con una semplice delibera, passata peraltro con una forte spaccatura anche nella maggioranza di sinistra, 23 voti contro 20. Il Consiglio dei ministri ha deciso di vederci chiaro: non si può fare una cosa del genere. L’opinione è «firmata» Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento, che ha portato la questione sul tavolo del governo.
«È convincimento generale che questa sia una scelta intollerabile dal punto di vista politico - taglia corto Giovanardi, che spiega di aver trovato un fermo alleato nel collega Gianfranco Fini -. Ma abbiamo dato mandato al ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, di verificare se la presa di posizione del Comune sia legittima, cioè se può un ente locale concedere una simile autorizzazione». Una discussione che è avvenuta ieri mattina, ma che è destinata a non esaurirsi con la ferma condanna politica della scelta genovese. «Ora c’è attesa per l’esito di questo approfondimento - assicura Giovanardi -. Ma se arrivasse la conferma che il Comune ha sbagliato, prenderemo provvedimenti».
La scelta di erigere un cippo a Giuliani ha d’altra parte già provocato dure reazioni in città. Gli uomini delle forze dell’ordine l’hanno ritenuta una grave offesa al loro lavoro e i sindacati di polizia hanno annunciato iniziative clamorose nel caso di realizzazione della lapide in piazza Alimonda.