Giovane accoltellato, il dominicano confessa e tira in ballo i complici

CHI È Guerrero Herrera è noto fra i sudamericani come musicista hip hop e disc jockey. Vuole minimizzare le sue colpe addossandole ad altri

Ha confessato nella notte tra giovedì e venerdì, davanti agli investigatori della Omicidi e al pubblico ministero Armando Spataro, il 31enne dominicano accusato di essere tra gli autori dell’omicidio che ha infiammato via Padova: l’uccisione del giovane egiziano Abdel Aziz el Sayed Abdou, accoltellato a morte la sera di sabato scorso. L’arrestato si chiama Guerrero Herrera, ed è un personaggio abbastanza noto in seno alla comunità latinoamericana perché è un musicista hip hop ed un disc jockey, noto con il nome d’arte di Cepi.
È uno dei responsabili, non l’unico: e infatti Herrera ha cercato in ogni modo di ridimensionare le sue colpe, ammettendo di essere stato presente nel gruppo dall'inizio alla fine del dramma, ma non di avere tirato la coltellata che ha spaccato il cuore al ragazzo. Però alla Squadra Mobile sono convinti che sia proprio lui l’esecutore materiale. Ciò non toglie che si continui a dare la caccia anche agli altri sudamericani: due dominicani e due ecuadoriani o peruviani. Ma ormai, preso il primo, è solo questione di tempo. Hanno tutti già un nome e cognome, e non troveranno molti amici disposti a nasconderli.
Hanno lavorato intensamente, gli investigatori, per arrivare a fare scattare almeno il primo paio di manette. Il motivo è ovvio: mentre si arrestavano uno dopo l’altro gli arabi che avevano partecipato alle violenze della sera di sabato, era paradossale che restasse libero chi quelle violenze le aveva innescate con un omicidio. Certo, i responsabili della rivolta, immortalati a viso scoperto in centinaia di immagini fotografiche, erano più facili da individuare dei responsabili dell’assassinio, spariti tutti prima che in zona arrivasse la Volante. Ma qui sono venuti buoni gli strumenti classici dell’investigazione. Della rissa culminata con le coltellate non c’erano immagini, nonostante la presenza in zona di diverse telecamere. Così si è lavorato soprattutto sulle tracce dei telefoni cellulari attivi lungo il tracciato dell’autobus 56 e poi in via Padova. Le testimonianze di chi ha assistito al delitto hanno fatto il resto: indicando prima in un gruppo di appartenenti alla gang di Trinitarios i protagonisti dello scontro, poi restringendo ulteriormente la ricerca. Anche alcuni connazionali degli assassini avrebbero collaborato all’inchiesta.
Così, incrociando telefonate e testimonianze, si è arrivati ad incastrare Herrera. E il racconto del musicista arrestato non ha fatto altro che confermare, in tutta la sua disarmante banalità, la dinamica della tragedia. La morte di Abdel Aziz è stata la conseguenza di una lite straordinariamente futile, nata per una storia di sguardi e di piedi pestati, tra due branchi di ragazzi nessuno dei quali ha avuto il buon senso di mollare il colpo per primo.
Intanto, e anche questo potrebbe servire a raffreddare gli animi, sono tornati liberi cinque dei dieci egiziani arrestati per gli scontri: dopo gli interrogatori, il giudice Maria Grazia Domanico ha ritenuto che non ci fossero elementi sufficienti per tenerli in carcere. Restano indagati, ma a piede libero.