Giovane arso vivo, l’ombra della lupara bianca

Sant’Angelo LodigianoMorire la notte di Capodanno, per l’incasso di una giornata di lavoro. Rapina in tabaccheria finita in omicidio ieri pochi minuti dopo la mezzanotte a Sant’Angelo Lodigiano. Marco Girati è stato aggredito a pugni in faccia e poi ammazzato con otto coltellate al torace. Aveva 75 anni, era proprietario e gestore del locale fino a tre anni fa, quando aveva passato l’attività alla figlia Maddalena. Pochi spiccioli il bottino del colpo: 400 euro che in quel momento erano in cassa.
È da poco passata la mezzanotte di Capodanno, l’anziano ha appena brindato con la moglie Luisa, le figlie Maddalena e Rossella e le rispettive famiglie, al piano di sopra del bar tabacchi. La moglie decide di tornare a casa e lui, come ogni sera, va a fare il «giro di controllo» nel locale. Per vedere se è tutto a posto e se il distributore automatico di sigarette, posizionato all’esterno, sta funzionando come deve. Tutto ok. Allora Girati rientra nel bar, che era stato chiuso più di quattro ore prima, accende tutte le luci e fuma una sigaretta a saracinesca alzata e porta chiusa a chiave. È lì, solo, quando arriva il suo assassino, forse accompagnato da un complice. Il ladro omicida entra nel locale e agisce con furia cieca, senza dare alla vittima possibilità di salvarsi. La vittima non riesce ad opporre resistenza: sulle sue braccia, infatti, non sono state trovate le tipiche ferite da difesa.
Girati viene colpito da una lunga serie di pugni al volto, quindi accoltellato ripetutamente. Il ladro colpisce al cuore, per uccidere. Quindi svuota la cassa in pochi secondi e scappa. I familiari al piano di sopra non sentono nulla: forse i botti di Capodanno coprono le urla di dolore e le richieste di aiuto dell’anziano morente.
Il genero, Giancarlo F., allertato dalla moglie che non lo vede tornare, trova il corpo solo più di tre ore dopo, riverso sul pavimento in un lago di sangue. L’allerta al 118 viene registrata alle 3.39. Pochi minuti e il locale si riempie di soccorritori e militari che iniziano subito con la raccolta di indizi. E presto cresce la rivolta della gente del paese, 12mila abitanti in provincia di Lodi, meno di quaranta chilometri a sud di Milano. In tanti scendono in strada, per denunciare la paura in cui vivono quotidianamente in questo quartiere. «L’abbiamo denunciato più volte – racconta un giovane residente -: questa zona per noi si è ormai trasformata in una casbah. Ogni settimana assistiamo impotenti a risse, pestaggi, vendette tra arabi, egiziani e tunisini». «Abbiamo paura a uscire di casa – aggiunge un’anziana –. Quel bar, poi, è anche rivendita dei biglietti degli autobus, usati prevalentemente dagli extracomunitari. Ed era già stato preso di mira due anni fa, con un furto con spaccata».
Una ragazzina di 12 anni racconta di aver visto qualcosa di strano proprio pochi minuti prima del delitto. «Era mezzanotte meno dieci quando sono passata davanti alla tabaccheria: stavo andando a una festa per capodanno. Ho visto con i miei occhi, davanti alle vetrine, un gruppo di egiziani che avevano in mano coltelli e catene e ho notato che la porta del bar era solo accostata in quel momento». Il sindaco, Domenico Crespi, attacca: «Un fatto gravissimo, una tragedia che colpisce tutti. Spero solo che finalmente chi sa e chi vede la violenza diffusa nelle nostre strade abbia il coraggio di fare denuncia alle autorità».
I carabinieri stanno raccogliendo le testimonianze e stanno lavorando sulle tracce lasciate nel locale. Intanto la gente ancora si domanda chi fosse quel giovane che la sera del 21 gennaio 2001 uccise con due colpi di pistola un altro tabaccaio, Pietro Mondori, 67 anni, di Turano Lodigiano, colpevole soltanto di aver provato a difendere il suo incasso di 300mila lire. Un omicidio violento e insensato, come quello di poche ore fa. Sono passati quasi 8 anni, e l’assassino non è ancora stato preso.