La giovane Belmondo ha scelto di dividere la vita con un’arpa

L’estroso rapper-attore, dominatore dell’hip hop americano e famoso per il suo «Gangsta’s Paradise», ospite del Cheval

Piera Anna Franini

Richiede gran forza e dita d’acciaio questa sfinge della musica: l’arpa, strumento dalle forme sinuose ma dall’anima ferrea. Strumento che per la legge del contrappasso continua a essere donna. Prendete Letizia Belmondo, 24 anni, di Torino, una delle più interessanti arpiste in circolazione, quattro anni fa lanciata dal Concorso internazionale di Israele, la competizione dalle uova d’oro, vale a dire dalla lunga serie di concerti-premio grazie ai quali farsi le ossa e conoscere.
La Belmondo suona questa sera (ore 21) nella chiesa di San Pietro e Pambio a Noranco presso Lugano, nella Svizzera italiana, ospite della rassegna Ceresio Estate. Si presenta con un programma che spazia dal Settecento di Scarlatti fino al Novecento di Hindemith, con una bella sosta presso i francesi Fauré, Debussy e Renié. Interpretazioni francesi che tanto sono piaciute a Bruxelles dove la Belmodo dal prossimo 23 agosto sarà prima arpa nelle teatro dell’Opera.
Altra trasferta, dunque, per questo prodigio dell’arpa come dimostrò quel diploma acquisito precocemente - a 17 anni-, che portò a un perfezionamento di quattro anni nel Conservatorio superiore di Lione, un anno alla Julliard School. E nel frattempo una collezione di primi premi in concorsi.
Questa ragazza dal sorriso disarmante, tutta freschezza e foga giovanile, che include nel suo sito una serie di foto della Belmondo formato vacanze, come ha vissuto la permanenza alla Julliard School, istituto per talenti fuori dal comune? «È stata un’esperienza entusiasmante, la mia insegnante era prima arpa nella Filarmonica di New York, erano interessanti anche le materie complementari e la novità dei metodi di studio. Ho trovato ottimi amici anche se bisogna ammettere che è un ambiente altamente competitivo».
La Belmondo non ricorda neppure come arrivò alla scelta di questo strumento, la cosa è accaduta all’età di sette anni, «credo che a impressionarmi fu il suono... no, non ci sono tradizioni musicali in famiglia, mia sorella s’è diplomata in violoncello, basta». Lei stessa è arrivata a un palmo dal diploma di violoncello, «poi ho lasciato perché diventava difficile conciliarlo con gli impegni crescenti dell’arpa».
La Belmondo non teme più di tanto il nuovo impegno a Bruxelles, anzi «ho visto che vi sono parecchi periodi liberi quindi non dovrò ridurre di molto l’attività solistica, sceglierò le cose più interessanti. Poi a me piace molto l’opera, credo che dai cantanti si possa imparare moltissimo, quindi anche questa esperienza lavorativa contribuirà alla mia evoluzione».
Sarà pura coincidenza, ma è pressoché la norma che le arpiste siano minute. La Belmondo non fa eccezione, in ogni caso spiega che carica e scarica l’arpa dall’auto in totale autonomia, «con le monovolume ho qualche difficoltà ma con la station wagon no. Quando ci si imbatte nelle scale si spera sempre di trovare qualcuno che ti dia una mano».