Giovane carbonizzato in auto: sul corpo né traumi, né lesioni

Alessia Marani

Nessun segno di violenza, nessun trauma sul corpo carbonizzato rinvenuto all’alba di sabato all’interno di un’auto ancora in fiamme su via dei Mandriani, stradina isolata di campagna lungo la via Cassia bis. L’ha stabilito al termine dell’esame autoptico eseguito ieri presso l’Istituto di Medicina legale dell’università La Sapienza, la dottoressa Vincenza Liviero che già tre giorni fa, sul posto, aveva effettuato un primo esame esterno sul cadavere. Stesse le conclusioni: nessuno avrebbe usato violenza contro la vittima prima che questa prendesse fuoco. Né questa avrebbe opposto resistenza contro un’eventuale aggressione esterna. Non solo. Da quanto emerso dall’autopsia, al momento di bruciare, la vittima - che era prona sul sedile posteriore e col capo rivolto verso il lato del passeggero - sarebbe stata ancora viva. Dunque, l’ipotesi che le fiamme siano servite a cancellare per sempre le tracce di un orribile omicidio cade definitivamente. L’esame, del resto, avrebbe dovuto sciogliere gli ultimi dubbi circa l’ipotesi del suicidio, mentre occorrerà aspettare ancora qualche giorno per conoscere i risultati del raffronto col Dna di Giacomo Midiri, 23enne studente di Conservazione ai Beni Culturali dell’Ateneo Roma Tre e figlio (ormai scomparso di casa da più di 60 ore) di Giuseppe Midiri, 54 anni, professore associato alla Sapienza di Teledidattica applicata alla Medicina. Era sua la Fiat Bravo ridotta in cenere e su cui, stando alla testimonianza degli stessi genitori, il ragazzo si era allontanato intorno all’una della notte per non fare più rientro. Non solo. In quel che resta dell’abitacolo gli agenti hanno ritrovato un cellulare dello stesso tipo appartenente al giovane e un braccialetto che Giacomo portava sempre indosso. «Non riusciamo a capacitarci di quel che è successo - dicono parenti e amici - Giacomo è sempre stato un ragazzo sereno, senza particolari crisi depressive. Che cosa abbia potuto scatenare un gesto tanto estremo non possiamo spiegarcelo».
Finora non sembrano trasparire pieghe nella vita dello studente universitario, di buona famiglia e senza apparenti problemi economici o sentimentali. Il prossimo mese aveva in programma di dare nuovi esami, il corso degli studi andava avanti senza particolari preoccupazioni. Nemmeno il fatto che il luogo della tragedia non fosse distante dall’abitazione della sua ex fidanzata, lascerebbe spazio a ipotesi inquietanti. «Giacomo - hanno affermato gli amici davanti agli investigatori - si era lasciato con lei più di un anno fa. Ma il fatto non aveva avuto strascichi considerevoli». Quale il mistero, dunque? Si cerca una soluzione nei tabulati telefonici del ragazzo, una chiave negli ultimi numeri chiamati. In un eventuale sms d’addio. Mentre ulteriori analisi di laboratorio accerteranno se il ragazzo trovato carbonizzato avesse fatto uso di droghe o di alcol prima di morire. Oppure se sia stato precedentemente stordito. Difficile trovare un movente per un’eventuale esecuzione di malavita: nessuna frequentazione «sospetta» comparirebbe nei trascorsi del ragazzo.