Il giovane Inkinen per la Filarmonica

Mentre Renzo Piano gira la città con gli alberi senza pace che Abbado, crediamo con una boutade, aveva chiesto in cambio del suo ritorno alla Scala, nel «gran tempio» si infittiscono i misteri. L'ultimo, di sapore molto orientale, il forfait di Myung-Whun Chung atteso stasera (ore 20, info: www.teatroallascala.org) sul podio del Piermarini per la stagione della Filarmonica. Dopo tante Butterfly, il recente Idomeneo, i tour intercontinentali con l'orchestra e soprattutto la settantina di concerti diretti con quel complesso, il maestro coreano, che ricordiamo amato e lanciato dal mito-Scala Carlo Maria Giulini al punto da precipitarsi in occasione della sua scomparsa per onorarlo con la Marcia Funebre dell'Eroica, è scomparso nel nulla. Via i sinfonici, via i previsti Flauto Magico e Simon Boccanegra. Via il nuovo tour con l'orchestra dove, al suo posto, ci sarà Semyon Bychkov. Insomma mai più Scala. La bufera deve essere montata durante il mese di preparazione dell'Idomeneo. Voleva maggior spazio? Desiderava un'inaugurazione? Ambiva a quel famoso posto di direttore musicale rimasto libero con la partenza di Muti, ormai sono quasi sei anni, che tutti dicono di non volere e tutti vorrebbero?
Non sta in piedi nemmeno il desiderio di lavorare di più a casa sua, dal momento che proprio in questi giorni è atteso alla Salle Pleyel di Parigi. Chung, con Chailly e Gatti, era in effetti uno dei nomi di riferimento del dopo-Muti. Uno con il quale la Scala aveva promosso un progetto. Sta di fatto che se Chung s'è volatilizzato senza rilascire dichiarazioni (le sue mosse sono state rivelate da una profetica agenzia), adesso arriva la notizia che anche Daniele Gatti, ormai direttore musicale dell'Orchestre National de France, non ci sarà per la Tosca versione Bondy della prossima stagione. Sebbene sarebbe poi atteso a breve per la Lulu del 6 aprile prossimo. E nel carniere avrebbe il prossimo Concerto di Natale, due Verdi dell'anniversario (1813-2013), un Wagner… Quanto a Riccardo Chailly che, acclamato Kapellmeister della Gewandhausorchester Leipzig, ha addirittura raddoppiato i tempi di quell'ingaggio e della conseguente permanenza a Lipsia, si ricorderà anche il suo «dopo Aida mai più Scala». Sebbene dovrebbe essere suo il nome per la Turandot con finale Berio dell'apertura 2015, l'anno dell'Expo. Tutti questi condizionali sono rivolti a nomi più o meno ufficialmente candidati alla successione Muti. Mentre adesso si parla di Dudamel, giovane, telentuoso, gradito a parte dell'orchestra (ma non ha mai diretto Verdi, e senza Verdi alla Scala come si fa?), Harding, dello stesso importantissimo ed ecumenico Barenboim. Non ancora del suo giovane pupillo israeliano Omer Meir Wellber, che sta per subentrare a Maazel in quel di Valencia. Di Antonio Pappano che se, come è preventivato, Muti sta per approdare all'Opera di Roma, potrebbe anche preferire la Scala a Santa Cecilia.
Intanto la stagione operistica va e i sinfonici pure. Magari con dei ribaltoni. Oggi infatti niente Chung. Al suo posto la Filarmanica recupara in extremis Pietari Inkinen. Finlandese come i più noti Esa-Pekka Salonen e Jukka Saraste. Un trentenne che s'è visto già all’Orchestra Verdi dell'epoca Chailly, e che sempre Riccardo Chailly ha poi voluto nella «sua» Lipsia. Pietari era già stato alla Scala nella serata Negri-Weizmann 2008, dove l'etichetta Hommage aux Virtuoses allineava tre personalità. Il pianista israeliano (ma nato a Vilnius) Itmar Golan, lo stesso anche ascoltato in duo con il palestinese Saleem Abboud Ashkar), il violinista Vadim Repin e il cellista Misha Maisky. Un po' schiacciato da tanta gloria il nostro Pietari, che in precedenza s'era a sua volta affermato come violinista, aveva mostrato una concertazione secca, lavorata a bulino. Ben adatta al concerto di stasera che, tutto francese, accosta al breve Messiaen giovanile di «Les Offrendes Oubliées» (Gesù Cristo è morto in croce per l'uomo ma l'uomo continua a tradirlo) il Concerto per violino e orchestra «L'arbre de songes» che il contemporaneo Henri Dutilleux scrisse nell'85 per Isaac Stern, il Ravel di Le tombeau de Couperin, originariamente una Suite per pianoforte la cui stesura prende gli anni della grande guerra, dal 1914 al ’17, dedica ciascuno dei sei brani a un compagno d'armi caduto, è trascritto per orchestra nel '20 conservando un carattere strumentale settecentesco.
In coda, La Valse di Ravel, balletto commissionato dai Ballets Russes che vede la luce nel ’20 in forma di concerto e approda all'Opéra nel '28. Accanto a Inkinen il violinista Renaud Capuçon, sbalzato assieme la fratello Gautier cellista, frutto delle giovanili abbadiane nel ruolo, tre estati, di spalla della Mahler, formazione di peso (tra i mentori Isaac Stern) e carriera importante. Capuçon suona il Guarneri del Gesù «Panette» appartenuto a Stern. E sarà un bel concerto.