Giovane operaio muore in cantiere «Basta subappalti»

Ancora una morte bianca. Il nome di un altro operaio va ad accrescere la già lunga lista degli incidenti mortali sul lavoro. Ieri è toccato a Carlo Merola, 24 anni. Il giovane ha perso la vita, schiacciato sotto il mezzo che guidava, poco dopo le 9 mentre lavorava in un cantiere sulla Roma-Fiumicino. Merola si trovava nella cabina di una trivella quando questa si è piegata su un fianco. L’operaio, insieme ad altri colleghi, stava effettuando lavori stradali per la costruzione della complanare di accesso al Grande raccordo anulare. Al seguito dell’incidente, un altro operaio, forse per lo choc della morte del collega, è stato soccorso per un lieve malore.
E, puntuale, dopo ogni incidente, si riaccende la polemica. «La morte di Carlo Merola - commenta il segretario generale della Fillea Cgil di Roma e Lazio, Sandro Grugnetti - obbliga le imprese edili ad una riflessione rigorosa: chi paga ora per la morte del giovane edile?». «L’edilizia - dice Grugnetti - paga un tributo troppo alto. Nel 2006 si sono registrati già 8 incidenti mortali nel Lazio, di cui 5 a Roma. È un vero e proprio stillicidio, nonostante il sindacato abbia più volte sensibilizzato del problema le imprese e le istituzioni. Il sindacato degli edili della Cgil di Roma e Lazio farà di tutto, utilizzando gli strumenti in suo possesso, per arginare il fenomeno degli infortuni mortali in edilizia a Roma e nel Lazio che lo scorso anno ha registrato la perdita di 20 vite umane, molte delle quali hanno lasciato le loro famiglie senza un sostegno economico su cui contare». «La Fillea Cgil di Roma e Lazio denuncia anche il continuo ricorso al subappalto in edilizia. L’impresa dove lavorava la giovane vittima aveva ottenuto il subappalto da un’altra società per la realizzazione di opere specialistiche (la messa in opera di pali per costruzioni) - spiega Grugnetti - Soprattutto nella realizzazione delle opere pubbliche, le grandi società, una volta acquisiti grandi lavori, impegnano direttamente una quantità di lavoratori che si possono contare sulle dita di una mano. Il resto è formato da una catena di sub appalti, fuori dai limiti del normale e da ogni pur ragionevole comprensione dell uso proprio di tale strumento». Fa sentire la propria voce anche il segretario della Filca Cisl, Stefanio Macale. «Ancora una volta a Roma - dice - un operaio ha perso la vita mentre lavorava in un cantiere. Il tema della sicurezza sul lavoro deve essere uno dei temi fondamentali che la nuova giunta capitolina deve affrontare senza perdere neanche un minuto di tempo. La morte di Claudio Merola riporta purtroppo di attualità il triste primato di Roma come capitale delle morti bianche. Ecco perché il sindacato edile e la Filca Cisl di Roma in particolare è stufo di ascoltare promesse ma esige un impegno concreto per la tutela delle vite umane. Il sindacato è stanco di fare ogni volta la conta e di enumerare le vittime di incidenti mortali in edilizia, il sindacato è stanco di versare lacrime per ragazzi che perdono la vita mentre lavorano. È venuto il momento di chiedere alle istituzioni che le imprese inadempienti non abbiano più la possibilità di lavorare con alcun titolo anche per ricordare la scomparsa di Giorgio Biferi, Fabrizio Bellincampi, Ene Macovei, Gianluca Diana, morti nel 2006 a Roma sul posto di lavoro, in un cantiere, sempre più spesso diventato un luogo di morte».
«Ancora un giovane edile morto ed ancora le dichiarazioni di circostanza: questa mattanza va fermata», commenta Alessio D’Amato, capogruppo Ambiente e Lavoro in Consiglio regionale Lazio. Che aggiunge: «Chiedo direttamente al presidente Marrazzo di mettere al centro dell’agenda politica la questione della sicurezza sul lavoro ed un impegno diretto a varare presto una legge sugli appalti pubblici regionali, che contenga forti limitazioni al ricorso al subappalto».