Giovane rom ridotta in schiavitù, il pm chiede 20 anni per il padre

La diciannovenne veniva picchiata e segregata, oltre a essere costretta a rubare nei centri commerciali. Il genitore aveva anche provato a venderla per 20mila euro a un'altra famiglia di nomadi

Chieste condanne tra gli 8 e i 20 anni di reclusione per dieci rom di origine bosniaca arrestati nell'aprile 2009 dopo la coraggiosa denuncia di una diciannovenne che con l'aiuto del fidanzato italiano si è ribellata alla vita di furti che la famiglia la costringeva a fare. Le richieste sono state formulate dal pubblico ministero Claudio Gittardi che contesta a vario titolo ai parenti della ragazza i reati di concorso in riduzione in schiavitù, violenza sessuale aggravata e induzione al consumo di sostanze stupefacenti. La pena più alta è stata invocata per il padre della 19enne, costituitasi parte civile nel processo insieme alla sorella maggiore. L'uomo, Remzija Huseinovich, risponde di tutti i reati contestati. Il pm ha invece chiesto l'assoluzione per due imputati minori accusati di aver costretto la denunciante a sniffare cocaina quando ancora era minorenne. In base a quanto raccontato dalla vittima, la sua vita è cambiata radicalmente una volta trasferitasi dalla Germania in Italia all'inizio del 2006. Da piccola aveva potuto frequentare la scuola dell'obbligo e poi un corso professionale per parrucchiera grazie al sussidio che lo Stato tedesco eroga se le famiglie di immigrati rispettano gli obblighi scolastici e l'inserimento lavorativo da parte dei componenti più giovani. Una volta a Milano, invece, il padre insieme a tutti i parenti le ha imposto a suon di calci, pugni e cinghiate di andare a rubare nei centri commerciali e di fronte al suo rifiuto ha cercato di venderla per 20mila euro a un altro zingaro che aveva promesso di «convertirla» a darsi ai furti. Lo scambio era imminente, quando la ragazza ha trovato il coraggio di rivolgersi agli agenti della polizia locale che controllavano il campo nomadi abusivo di via Guascona dove vivevano, spiegando la sua situazione. Sono stati i poliziotti a organizzare la fuga della giovane l'11 aprile 2008 su una macchina senza contrassegni e a nasconderla in una comunità protetta. Oggi, ad avvalorarne le dichiarazioni rese in incidente probatorio, agli atti del processo c'è anche la testimonianza del fidanzato italiano che l'aveva conosciuta due anni prima degli arresti perché il padre coltiva un orto in un appezzamento di terreno adiacente al campo abusivo e che più volte è stato accusato dai parenti della ragazza di averla fatta fuggire, nascondendola in casa sua. Quel che però la vittima non ha trovato la forza di raccontare, lo hanno scoperto gli agenti. Il padre è infatti accusato di violenza sessuale nei confronti suoi e della sorella di sei anni più grande. Frequenti palpeggiamenti che sarebbero serviti a convincerle a fare tutto quello che diceva lui. Oggi le due vittime vivono in una comunità protetta. La più giovane sta cercando lavoro per uscire dalla comunità e diventare indipendente. Nel frattempo il processo in corso davanti ai giudici della prima corte d'assise si avvia alla conclusione. Al termine della requisitoria il pm, oltre a invocare 20 anni di reclusione per il padre, ha chiesto tra gli 8 e i 12 anni per gli altri imputati. La parola è poi passata agli avvocati di parte civile che si sono associati alla richiesta del pm. Il 15 e il 16 febbraio parleranno i difensori. Poi la corte si ritirerà in camera di consiglio per emettere la sentenza.