Giovane stuprata, condannato il branco

Esemplare il comportamento della vittima: prima è riuscita a fornire particolari utili all’identificazione dei colpevoli e poi ha voluto seguire il dibattimento

Dopo pochi mesi dall’incubo, il branco di romeni è stato rapidamente punito. Per una volta la giustizia cammina veloce. E il Tribunale condanna a nove anni di reclusione i due violentatori della ragazza di 22 anni, stuprata in via Chopin quasi cinque mesi fa. Sette anni, invece, al loro palo, il ragazzo che quella sera del 4 giugno scorso si limitò a controllare che nessuno infastidisse i balordi mentre approfittavano della povera giovane.
Così si è concluso il giudizio con rito immediato davanti al giudice delle udienze preliminari, Serenella Beltrame, contro i tre romeni tutti accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti della giovane donna. Inoltre, tra le pene accessorie, il giudice ha disposto anche il pagamento di una provvisionale di 70mila euro alla ragazza e di 25mila euro all’amico che quella sera accompagnava la giovane studentessa. La ragazza infatti era in via Chopin, alla periferia della città, mentre stava chiacchierando con un amico quando venne bloccata dai tre balordi. Prima il compagno venne malmenato, poi la ragazza, presa dal branco, venne sottoposta a violenza sessuale.
Il pubblico ministero Grazia Pradella aveva chiesto pene più severe: 12 anni per i due imputati e 8 anni per l'altro, il palo. Il Giudice delle udienze preliminari Beltrame ha comunque accolto la tesi dell’accusa ritenendo tutti e tre i romeni, e quindi anche il palo, responsabili di violenza sessuale di gruppo. Del resto proprio la Pradella nella sua requisitoria aveva insistito sottolineando più volte «il coraggio» della studentessa perché era riuscita a ricostruire preziosi dettagli dell’incubo che ha vissuto quella sera di tarda primavera. Ma anche perché ha voluto partecipare alle due udienze del processo. «Mi auguro - ha detto il pubblico ministero davanti al giudice - che abbia lo stesso coraggio per superare tutto questo, anche se i danni sono incalcolabili».
«Sia io, sia i suoi genitori, sia i suoi amici - ha invece spiegato il difensore, l’avvocato Eleonora Ferillo - le avevamo sconsigliato di venire in aula perché pensavamo fosse per lei una esperienza traumatica. Invece ha voluto fermamente esserci perché questo per lei è l’unico modo per rielaborare il trauma subito e riappropriarsi della vita che aveva perso».
Per la Ferillo si tratta quindi di una sentenza di condanna «equa» ed «equa» è apparsa anche alla studentessa. In aula c’era quindi anche lei. Capelli castani lunghi e lisci, jeans e maglione blu, la giovane ha seguito tutta l’udienza seduta dietro il pubblico ministero. Poi ha ascoltato la sentenza trattenendo a stento la commozione. Infine, per sottrarsi ai giornalisti è subito uscita ed è corsa via. Non una parola, non un gesto. Qualche minuto dopo, nei corridoi del Palazzo di Giustizia con le lacrime agli occhi ha abbracciato la Pradella.
Rimane ora pendente il processo agli altri autori del brutale stupro, due minorenni, che saranno giudicati a dicembre, sempre con rito abbreviato, ma questa volta davanti ai giudici del Tribunale dei minori.