Giovane ucciso al Gazometro: rissa scoppiata per una donna

I TESTIMONI Hanno notato una jeep guidata da un giovane, figlio di un pregiudicato di Ostia

Una lite scoppiata all’interno di un locale e poi proseguita in strada per uno sguardo di troppo a una cubista o per una vicenda legata a un traffico di stupefacenti. Si orientano in questa direzione le indagini della squadra mobile sulla maxi rissa scoppiata domenica alla 5 in via del Gazometro, a Testaccio, che ha portato al ferimento di tre giovani e alla morte di Gianfranco Bonavita, di 31 anni.
Oggi il pm Roberto Felici interrogherà al San Camillo-Forlanini Cesare Santocarlo, 32 anni, e Massimiliano Lustri, soprannominato «Er Tapparella», un ex topo d’appartamento e ultrà della Roma, noto nel rione come Robin Hood, perché occupava abusivamente gli appartamenti della zona per poi cederli ai disabili e alle famiglie che non riuscivano a pagare l’affitto. Quest’ultimo, raggiunto da cinque coltellate tra cui una al collo, una alla schiena e una al torace che gli ha perforato un polmone, sta migliorando rapidamente. Vincenzo Picchianotti, 43 anni, ferito alla gola, e piantonato come gli altri due con l’accusa di rissa aggravata, si trova ancora in rianimazione, tenuto in coma farmacologico.
Ieri Lustri ha raccontato al suo avvocato, Gianluca Arrighi, di essere rimasto ferito nel difendere i suoi amici. «Stava rientrando a casa dopo una serata passata in compagnia - spiega l’avvocato - quando si è trovato a passare per via del Gazometro e ha assistito alla rissa. Ha detto di aver visto una decina di persone allontanarsi dopo il ferimento mortale di Bonavita, ma ha dichiarato di non conoscerle. Ora spera di chiarire la sua posizione con il magistrato». L’unica certezza è che i tre erano disarmati.
Le indagini della squadra mobile si stanno concentrando in queste ore sulla possibilità che la discussione sia iniziata dentro un locale di Testaccio, per un apprezzamento a una ragazza o per motivi di droga. Gli investigatori inizialmente avevano puntato sull’ipotesi di una lite tra bande, perché gli accertamenti sulla targa della jeep vista fuggire dai testimoni, tra i quali un vigile urbano, risultava appartenere a una persona legata alla criminalità del litorale, in particolare di Ostia. Un successivo approfondimento, però, ha rivelato che sabato sera la vettura era stata utilizzata dal figlio del pregiudicato, la cui fidanzata lavora come cubista proprio a Testaccio. Da qui il convincimento che la rissa sia conseguenza di un diverbio scoppiato probabilmente per uno sguardo di troppo rivolto alla ragazza.
A Testaccio, intanto, ieri si respirava un’aria irreale. Pochi tra i residenti, che da tempo chiedono la chiusura delle discoteche, aveva voglia di parlare di quanto accaduto. Ha molto da dire, invece, il presidente dell’XI municipio Andrea Catarci. «È necessario porre l’attenzione sui tanti problemi che il quartiere ha accumulato nel suo contraddittorio sviluppo - spiega Catarci - che il mio municipio, spesso espropriato di ruolo decisionale e sistematicamente lasciato solo dalle giunte comunali, ha di continuo denunciato. L’eccessiva concentrazione di locali è uno di essi. Malgrado l’opposizione dell’ente municipale già vecchia di qualche anno, altri esercizi hanno aperto i battenti, richiamando giovani da tutta la città e peggiorando ulteriormente la vivibilità».
«La lite è scoppiata su un marciapiede - risponde a distanza Antonio Flamini, presidente Silb Roma, l’associazione degli imprenditori delle discoteche -. Si cerca di addossare il problema della sicurezza notturna dei cittadini scaricando responsabilità su questo settore. Non ci stiamo a essere coinvolti di qualsiasi fatto delittuoso accada la notte».