In «Giovani aquile» l’epopea dei caccia della Grande Guerra

da Taormina

Finora soltanto Snoopy, il cagnolino disegnato da Schultz, con la mania d'essere il Barone Rosso, sciarpa al vento e occhialoni sul muso, aveva parlato alle masse della Squadriglia Lafayette, il primo squadrone di piloti da caccia americani ad aver combattuto la Prima Guerra Mondiale. Adesso, invece, ci penseranno le Giovani Aquile di Tony Bill (dal 29 nelle sale, distribuito dalla Fox) a rinverdire sul grande schermo i destini eroici di quei coraggiosi volontari, in lotta per la democrazia, nei cieli francesi, tra il 1916 e il 1918. Se la Seconda guerra mondiale è stata raccontata a lungo (di recente, ha dato il suo contributo Clint Eastwood, con Flags of our Fathers), la Grande Guerra non ha avuto, da parte del cinema, la stessa attenzione. Sono passati settantacinque anni dall'ultima pellicola (si tratta di Wings, «Ali»), che ha fatto rivivere la Squadriglia Lafayette, con le sue mirabolanti battaglie aeree. Ma poiché la tecnologia ha fatto passi da gigante, ecco che l'attore, produttore (La stangata e Taxi Driver) e regista Tony Bill, un intellettuale che ha avuto il battesimo dell'aria a soli quattordici anni, ha voluto cimentarsi col genere aviatorio e con una storia d'amore e di guerra, bene interpretata da James Franco (visto in Spider Man 2 e 3), dal celebre attore francese Jean Reno (sebbene detesti volare), dall'australiano emergente Martin Henderson e dall'esordiente Jennifer Decker, nell'unico ruolo femminile d'un epos aviatorio destinato a lasciare il segno. «Il mio film, romantico e avventuroso, identifica il volo con la libertà assoluta e molta gente aspira alla libertà. Basti pensare che nei sogni di quasi tutti, prima o poi, compare il distacco da terra», spiega Bill, che spesso vola affiancando la moglie Helen (anche lei, veterana dell'aria) a bordo del suo Marchetti SF260, uno dei migliori aerei per acrobazie mai costruito, meglio noto come «la Ferrari dei cieli».
Ma non sarà che, al momento, con gli Usa impegnati nel conflitto iracheno, malsopportato dagli alleati europei, c'è una sorta di richiamo della foresta, da parte dei cineasti americani, ora tesi a rispolverare brani anche inediti della storia meno contemporanea? Del resto, gli schermi tedeschi in camicia bruna, durante l'ultima guerra, non a caso intonavano inni alla Luftwaffe. «Ci vuole la guerra per toccare con mano la morte, capendo l'importanza dell'amore e della fratellanza», risponde Bill, che ha presentato Giovani aquile in anteprima al Festival di Taormina. «Il mio è uno sguardo particolare sul contributo dell'aviazione americana alla democrazia europea, con un focus sulla perdita d'innocenza dei giovani aviatori, intrappolati dalla guerra», specifica il multiforme artista, che ha realizzato Flyboys (titolo originale) con una cinepresa digitale di 35 mm, installando una scatola nera su un aereo acrobatico, per «tradurre» al computer quanto succede nei duelli tra i caccia. Tra due mesi, Tony Bill comincerà a girare in Sicilia A season in Palermo («Una stagione a Palermo»), ispirato alla vicenda del mitico Generale Patton. Nel ruolo del valoroso comandante è previsto John Voigt, mentre il resto del cast sarà italiano e già circola il nome di Monica Bellucci per il ruolo di fidanzata palermitana dell'alto graduato. «Stavolta insisterò sul romanticismo dell'eroe solitario», promette Tony Bill, alzando lo sguardo al cielo, come a invocare protezione.