Giovani attori sul palco per Danton

Carlo Faricciotti

«Assaggi 2006», i saggi di fine corso di recitazione del Teatro Libero, propone, il 23 giugno alle 21, sempre nello spazio teatrale di via Savona 10, Danton, le rivoluzioni, un progetto degli allievi del secondo anno-base (cioè che seguono un corso di tre ore settimanali) coordinati da Walter Leonardi.
Lo spettacolo si ispira a La morte di Danton di Georg Büchner. Il drammaturgo tedesco descrive, attraverso rapide scene, i giorni che precedono l’esecuzione di Georges Danton. Nel periodo del Terrore, Danton è l’aristocratico liberale che invita alla clemenza, rappresenta la sete di vivere, la verità delle cose. Si contrappone a Robespierre, al suo dottrinarismo, alla sua esaltazione della virtù che va imposta anche attraverso il Terrore. Allo spiritualismo e all’ascetismo di Robespierre, dai tratti apertamente religiosi e dogmatici, si contrappone il materialista Danton, il cui comportamento edonista viene denunciato da Robespierre come “Vizio”: «E in certi momenti il vizio diventa alto tradimento».
Tuttavia secondo Leonardi, «quello di Büchner è un testo molto difficile da mettere in scena ed ero più interessato, più al dramma in sé, a un lavoro sulla coralità, sul corpo, sulla collettività. Infatti dal testo di Büchner abbiamo estrapolato alcune scene corali, dove protagonista è il popolo. In circa 40 minuti daremo corpo anche ad alcune coreografie particolari, senza musiche, ma che coinvolgono i corpi, la fisicità di tutti gli interpreti. Mi interessava lavorare sul coro come complesso in cui l’attore non può isolarsi, ma è costretto ad ascoltare gli altri e a muoversi assieme a essi».
Le rivoluzioni perché non si parla solo della Rivoluzione Francese…
«Infatti abbiamo inserito due brani che con la Francia non hanno nulla a che vedere, per “depistare” lo spettatore. Il primo è tratto dall’Antigone di Jean Anouilh, ed è il dialogo tra Antigone e Creonte in cui quest’ultimo esorta l’eroina a non cercare di intralciare il corso della Storia; l’altro è tratto dalla graphic novel di Alan Moore V for Vendetta e riprende la scena in cui V., il protagonista del fumetto, va dalla Statua della Giustizia e la fa esplodere. Anche in questo caso abbiamo trattato la sequenza come un movimento coreografico: la massa degli interpreti, una quindicina, prende la ragazza che interpreta la Statua e la fa cadere».