Giovani, carini e occupati: la terza via della passerella

Paola Bulbarelli

da Milano

Esiste una terza via per fare oggi lo stilista. Le prime due si potrebbero definire istituzionali: c’è la via della prima generazione (gli stilisti-icone che hanno già una loro precisa collocazione nell’Olimpo della moda), c’è quella dei poli industriali (il business dei grandi gruppi diventati delle sorti di multinazionali). Capita che le prime due vie s’incontrino per una perfetta liason ma nulla hanno a che fare con la terza. Sì, perché la terza è fatta da quei personaggi che non si sono lasciati intaccare da nulla, forse un po’ ingenui o sprovveduti o troppo acerbi, ma che hanno avuto un solo credo: la fedeltà alla propria immagine senza mai scendere a compromessi. E qui ci stanno bene gli stilisti alla Alberto Biani, un giovane cinquantenne che, cocciuto come un mulo, non ha virato di un millimetro dalla sua filosofia e le nuove generazioni tra cui 6267 (Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi), Albino, Francesco Scognamiglio. Tutti uniti nella voglia di essere solo se stessi. Alberto Biani, per esempio, potrebbe essere, anche lui, seduto comodamente nell’Olimpo. Se così avesse fatto, avrebbe case in tutto il mondo e yacht da decine e decine di metri ma siccome è meglio stare a Noventa (vicino a Padova) non prendere l’aereo (da poco tempo però ci sale), le cose vanno bene così, senza rimpianti ne recriminazioni. La sfilata? Bella e ancora di più. Ci sono i pantaloni militari, quelli del dopo guerra esagerati con pinces, i bermuda sono costruiti nei rasi di seta e nei nylon, le camicie, tante, sono a volte corte e larghe, cifrate come le sartorie degli anni ’50, le maglie sono in seta, i tight sono portati sopra gli shorts. «Vorrei che mio figlio si fidanzasse con una che si veste così», dicevano in sala. La moda di Biani ha un che di rassicurante anche se rassicurante lui non lo è proprio. Perché, prima di tutto, è un esteta.
E forse chi fa moda è un esteta per forza. Lo conferma la collezione 6267 (il numero che la mamma di Roberto gli ricamava sui vestitini che portava alla colonia estiva) capace di ripercorre il passato assorbendo il modernismo e la sensualità di personalità elette come Louise Brook e i cromatismi grafici di Sonia Delaunay, coniugando il tutto con il Pop-Rock anni ’80. In scena il satin per silhouettes rilassate.
Da Albino si respira una spiritualità efebica in un´alternanza di severe uniformi collegiali e ampie camicie che si trasformano in abiti. Costruzioni rigide si contrappongono a sensuali giochi di volume. Francesco Scognamiglio, altro fantastico giovane, nato a Pompei nel 1975, e che andrà a disegnare la collezione Schubert, nome storico francese, ha anch’esso, dato alta dimostrazione di quanto lo studio della materia e dei tessuti sia alla base di questo lavoro. Pierluigi Fucci è addirittura un mago nel settore: questa volta ha presentato un top di catene di platino tricottate da 70mila euro, Francesco Martini per Coveri conferma di essere un autentico artista delle stampe e Rocco Barocco lancia i diktat. Da avere: un abito, una giacca stropicciata, una mini, un paio di fuseaux.