Giovani e disperati: ecco la generazione Prozac

Crescono i problemi di relazione che pesano su tutti i ragazzi del mondo occidentale. E in Inghilterra il fenomeno finisce in prima pagina sul "Times". In Italia un bimbo su cento è in cura con antidepressivi. Il "male oscuro" dilaga anche tra gli adolescenti, sempre più solitari. Il neuropsichiatra: "Colpevolizzare il sistema è una scorciatoia"

A dodici anni Alice ha iniziato a dire no a voce alta. I piatti restavano lì, un boccone mandato giù con enorme fatica e poi lacrime. Come una pianta che decide di eliminare le foglie inutili così lei aveva un progetto da portare fino in fondo: eliminare il suo doppio, uccidere la bambina ideale, smarcarsi da quell'immagine che i genitori avevano costruito, rinascere con un corpo nuovo, lontano finalmente da quel falso sé. Un percorso al contrario, dove vince chi perde. E quando perdi davvero, muori. A colpi di rinunce e silenzi Alice è diventata anoressica. In terza elementare Marco ha smesso di volere andare a scuola. Così, all'improvviso. Non aveva litigato con i compagni, le maestre gli davano sempre buoni voti. Eppure ad un certo punto un meccanismo oscuro ha avuto il sopravvento. Di notte erano solo incubi e brutti sogni, il buio lo divorava, il silenzio assordante lo costringeva a scappare nel lettone dalla mamma, ogni invito a una festa era ansia da abbandono. Marco doveva fare i conti con una mamma da cui non era mai riuscito a staccarsi.

IL FENOMENO
Alice e Marco sono numeri. In Italia un adolescente su 100 è sotto farmaci antidepressivi. Si parla di almeno 30mila casi. Il 10 per cento dei ragazzi tra i cinque e i sedici anni ha problemi di relazione. Ma sono cifre sottostimate; sul fondo restano innumerevoli casi ignorati. Sono i grandi numeri di una generazione tradita, di bambini e adolescenti depressi, che restano ai margini, chiusi nella loro stanza, che non cercano il rapporto con gli altri, afflitti da problemi affettivi, sopraffatti da una famiglia che si scioglie sotto i loro occhi, identità frammentate, complicate, smoccicate. Un allarme che pesa su tutto l'Occidente. Scrive il Time: «I bambini inglesi sono malati, i casi di depressione sono in continua crescita». Tra il 1991 e il 2001 il numero di minori a cui sono stati prescritti antidepressivi è cresciuto del 70 per cento. Tra loro 35mila sono sotto prozac. Dal 1950 ad oggi il numero dei suicidi in Europa tra gli adolescenti è quadruplicato. Il mal di vivere è diventata la malattia più insidiosa per i bambini. Quella che viene fuori così, sbuca inattesa, e ha la meglio su tutto. Più furba dei vaccini, degli antibiotici, delle pomate. È il male oscuro che insidia i figli di una società ricca, tronfia, opulenta. Un colpo di tosse e due cucchiai di sciroppo; un raffreddore e un paio di pillole; scarso rendimento scolastico fosforo e vitamine.

ZONE A RISCHIO
In tutta Europa la depressione è diventata la quinta causa di malattia. Le terre del Nord sono più a rischio, e questo vale anche per il nostro Paese. Il male oscuro si declina sempre più al femminile, insidia bambine e ragazze. E l'età è in discesa. Il quotidiano Times parla di una generazione infelice, una generazione di depressi. Non è gioventù bruciata. Non c'è fuoco. Non c'è carne. Non è lost generation. Non è perduta. Non si è mai trovata. Non è assopita. Non è macera e non è neppure stanca di guardare. Molto più semplicemente vede nero, fatica a vivere.

Il professor Francesco Montecchi si occupa di neuropsichiatria da 40 anni. Ha passato una vita al Bambin Gesù di Roma e di bambini chiusi in una brutta favola ne ha visti troppi. Qualche mese fa è andato in pensione, lasciando il posto di primario.

«Sono passati tanti anni e ho assistito a un cambiamento di patologie e cure. Un tempo i bambini di depressione morivano. In molti casi la depressione era causata dai lunghi periodi passati in ospedale. Questo ora non accade più. Ma è aumentato il numero di bambini infelici, con disagi forti. La causa, purtroppo, quasi sempre si trova in famiglia. Tanti pazienti sono figli unici. Le aspettative su di loro sono altissime. Genitori iperprotettivi, che idealizzano il figlio e spostano su di lui tutte le loro ambizioni frustrate. A quel punto è facile avere un caso di bimbo affetto da ansia di prestazione. Ma attenzione, non bisogna entrare nell'errore di colpevolizzare il sistema, perché sarebbe solo una scorciatoia. Il temperamento del ragazzo e le caratteristiche individuali sono la causa scatenante. Il nostro compito è dare al paziente gli strumenti per tutelarsi».

Qualcosa nel mondo dei minorenni è saltato. È un problema di punti cardinali. Non è facile navigare senza stelle. Il bambino è nudo. Il sesto rapporto Iard, l'istituto di ricerca che dal 1983 traccia l'identikit della questione giovanile, parla di crisi di identità e di orizzonti piatti. Il buco nero è la conseguenza: «È un fenomeno relativamente nuovo e quindi complicato da gestire. Nella maggior parte dei casi, davanti ad un bambino che presenta disturbi emotivi, il medico di famiglia prescrive antidepressivi - spiega Maurizio Bonati, ricercatore farmacologo dell’Istituto Mario Negri di Milano. Un atteggiamento pericoloso.

L’USO DEI FARMACI
Ci sono medici che iniziano a dare prozac a bimbi di 5 anni». La diagnosi è difficile da fare, i segnali trasmessi dai più piccoli non sono gli stessi che inviano gli adulti. È solo a partire dagli otto anni che il pensiero diventa astratto e il bambino riesce ad avere una capacità introspettiva. Bonati non crede alla chimica dei miracoli: «Il farmaco elude semplicemente il problema, Dare pillole è la strada più semplice, quella che garantisce risultati più immediati, che smorza gli effetti e nasconde i sintomi. Ma è solo questione di tempo. I segni non si eliminano, si cancellano solo temporaneamente». Si gioca con la vita. Il cervello dei bambini è in fase di sviluppo e i farmaci interferiscono proprio con le funzioni cerebrali. «Occorre un gioco di innesti, servono terapie psicologiche, sedute, maggiore interazione tra le competenze. Le pillole invece sono la strada facile. Alle famiglie non costa niente perché sono a carico del servizio sanitario, farmaci integralmente rimborsati. Ma è chiaro che alla lunga un sistema meno miope potrebbe far risparmiare una spesa pubblica di oltre otto miliardi per la depressione».

La vecchia Generazione X ha ormai 40 anni. Erano gli adolescenti degli anni 80. Sono cresciuti in un Novecento che si stava sgretolando, sommerso dal fallimento delle masse e delle ideologie. Ora sono genitori e cercano di ricostruire qualcosa nel vuoto delle macerie ereditate dai loro padri. Ai loro figli non possono dare certezze, perché non ne hanno neppure loro. Non possono dare regole, sono saltate. Si aggrappano ai residui di un’etica ballerina, confusa in una notte in cui tutte le vacche sono nere.