Giovani e lavoro: Roma cenerentola

Francesco Bisozzi

Giovani, pochini e disoccupati. È il quadro che esce dal rapporto sulla qualità della vita dei giovani tra i 15 e i 29 anni presentato ieri, nella sala Di Liegro di Palazzo Valentini, dall’assessore Gloria Malaspina. Condotto dall’Eures, l’istituto di ricerche economiche e sociali, questo studio fotografa una realtà carica d’incertezze. Suggerendo, sin dal principio, un aspetto che ha dello scoraggiante: di giovani ce ne sono ben pochi. Rappresentano a malapena un sesto della popolazione, al contrario di Parigi, Londra e Madrid dove se ne incontra uno ogni quattro cittadini. Tanto che si registra un’età media pari a 42,4 anni (un valore comunque inferiore ai 47,4 anni di Genova, ma decisamente superiore ai 37,5 di Napoli o a i 39,5 di Bari).
«Dal rapporto emergono diverse problematiche - puntualizza l’assessore Malaspina - che ruotano principalmente intorno alla cultura, alla casa e al lavoro». La più scottante è senza ombra di dubbio quella che riguarda l’accesso al mondo professionale, reso complicato dallo scoglio della flessibilità sul quale oggigiorno rimangono incagliati in molti. «È in ballo l’autonomia dei giovani. Ai loro occhi, il reddito è uno strumento d’indipendenza». Ma a giudicare dai dati non c’è da stare allegri. L’occupazione giovanile (21,9 per cento) è sotto la media nazionale (25,5 per cento). Mentre con le altre grandi capitali europee non c’è gara: Roma si colloca infatti in ultima posizione, distaccata di 22 punti percentuali da Londra. Ciò si traduce in una ricerca del lavoro particolarmente affannosa, che vede la famiglia protagonista nel ruolo di «agenzia di collocamento». La rete di conoscenze che fa capo ai genitori si rivela spesso e volentieri una scorciatoia appetitosa. Tanto che, secondo l’Eures, oltre otto giovani romani su dieci sarebbero pronti ad accettare una raccomandazione.
La famiglia conferma la propria centralità anche nella formazione delle idee politiche, alla quale contribuiscono in parte anche la televisione, i quotidiani e gli amici. Interrogati sull’eutanasia, l’aborto e le coppie di fatto i giovani si dicono favorevoli, mostrandosi inclini ad una società laica ed aperta. E quando vengono chiamati in causa non esitano a far sentire il loro parere. Notevole la loro partecipazione al voto: alle regionali, ad esempio, si è presentato alle urne l’88 per cento. Ragion per cui suona ancora più strano che non vi sia una rappresentanza dei giovani altrettanto robusta nei centri politico-amministrativi. Gli amministratori comunali giovani si contano infatti sulle dita di una mano (solo 4 hanno un età inferiore ai 36 anni, ovvero il 5,2 per cento). Tuttavia negli altri comuni della provincia la percentuale è leggermente più alta (13,3 per cento).
Sul fronte della qualità della vita, infine, la provincia di Roma non ha nulla da temere. Il 60,9 per cento dei giovani si dichiara ampiamente soddisfatto. Se però spulciamo la graduatoria degli aspetti che a loro avviso determinano il livello della qualità della vita, salta all’occhio un dettaglio eloquente. Rispetto all’importanza data all’amicizia, alle relazioni familiari, alla salute e all’amore, il tema legato alla realizzazione professionale non pare essere così sentito. E il fatto che sia relegato a metà classifica testimonia il maggiore realismo dei giovani di oggi, che sembrano aver preso coscienza della situazione in cui annega il mercato del lavoro e per non rimanere delusi spostano altrove le loro attese.
«I dati forniti dall’Eures in questo rapporto - conclude Gloria Malaspina - rappresentano un punto di partenza importante». L’intento ora è quello di cucire soluzioni politiche su misura, capaci di aiutare i giovani lì dove hanno bisogno. A sottolinearlo è il presidente della provincia Enrico Gasbarra: «In questo momento di difficoltà per il paese, i giovani di Roma e provincia chiedono maggiori opportunità professionali. Su questo terreno dovremo intervenire assieme al governo. È necessario creare un mercato del lavoro più stabile e aperto che li renda sicuri».