Giovani e politica, più che l’età e la tessera contano le idee

Concordo con lo scritto dei giovani del PdL della Provincia di La Spezia che hanno dimostrato la loro voglia di fare ai tanti partecipanti da fuori provincia in occasione della Festa Azzurra di Fiumaretta del luglio scorso. Come le squadre di calcio devono puntare sui loro vivai, così i partiti devono puntare sui loro vivai giovanili!
I giovani poi devono anche essere ben guidati per evitare che quando scendano in piazza con il solo entusiasmo possano fare del flop (rif. raccolta sangue di fine giugno a Genova quando è mancato qualche «seniores» a guidare l'evento).
Invece, a proposito dello scritto di andrea Cevasco, credo che chi è un seguace di Biasotti... dovrebbe evitare di seguire anche gli errori di Biasotti e cercare di «interiorizzare» che PdL è la sigla di «Popolo della Libertà» e l'articolo corretto è «il» PdL e non «la» Pdl come la «scuola biasottiana» dice a Primocanale o scrive su il Giornale-Genova.
Prego voler far pervenire al buon Cevasco.
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Ho letto con grande interesse l'articolo di qualche giorno fa del Direttore e poi quello di ieri di Andrea Cevasco, nei quali si perora con grande convinzione la causa del «largo ai giovani» nel Pdl. Ho trovato particolarmente realistico, quanto amaro, lo scritto di Cevasco.
A questo proposito ho già avuto modo di esprimere in passato la mia opinione, perché credo che sia opportuno porre, in partenza, il problema nel giusto modo. Se il Pdl soffre di sclerotizzazione e di afasia, ammesso che ciò sia vero, questo dipende dalle qualità delle persone che lo rappresentano, ma non necessariamente dalla loro età anagrafica.
Personalmente conosco parecchie persone mature ed anche anziane, dotate di grande vitalità, coraggio, onestà intellettuale, freschezza di idee e voglia di fare, mentre conosco altrettanti giovani che sono già vecchi per le idee (o per la loro totale assenza), per il modo bottegaio d'intendere la politica e per l'antipatica tendenza a dire ai «vecchi» di farsi da parte, non per fare una politica migliore della loro, ma semplicemente per occuparne la poltrona. Credo quindi che il problema vada posto sulle qualità umane, sulla storia e le attitudini delle persone, indipendentemente dalla loro età anagrafica, o dal sesso.
Un altro aspetto, che amo ricordare a coloro che propugnano l'avvento - tout court - dei giovani in politica, riguarda il potenziale pericolo costituito dal mettere su una poltrona, comoda e dai lauti compensi, un giovane che ancora non ha un lavoro consolidato. Un tale giovane, imparerà a vivere soltanto di politica e per questo motivo ne sarà totalmente dipendente e soggiogato, per banali - ma essenziali - motivi di «pagnotta» e giocoforza egli sarà, non per sua scelta, completamente ricattabile e privo di scrupoli, per il resto della sua vita.
Proprio l'esempio dei compagni ci deve illuminare a questo proposito: vogliamo avere anche noi i polli allevati in batteria, come hanno loro? Giovani che nascono già vecchi politicanti, rotti ad ogni mezzo, lecito od illecito, per perpetuare quel sistema di potere e di cariche auto-alimentato, chiuso e qualche volta di stampo un po' mafioso? Se oggi Berlusconi può rinfacciare ad un D'Alema (od agli altri ex-compagni) che non avrebbe il diritto di alzare la cresta, perché in vita sua non ha mai fatto nulla e non conosce uno straccio di mestiere che non sia quello d'imbonire la gente, è proprio perché Berlusconi è l'esatto opposto di quel modello che, inchiodando i giovani imberbi alla politica, si creerebbe anche nel Pdl.
Insomma, se Berlusconi dopo 16 anni di vita politica, iniziata all'età di quasi 60 anni, è ancora di gran lunga il più giovane ed il più fresco della nostra scena politica, la ragione sta proprio nel fatto che egli vede quest'attività, non come un modo per sistemarsi, ma come un servizio da rendere alla Nazione. Se egli avesse invece iniziato all'età di 20 anni a fare il portaborse di qualche «Fini» dell'epoca, ora sarebbe perfettamente omologato e perso nella selva oscura e maleodorante di tutti gli altri politici di mestiere.
Credo pertanto che questo ritornello dei giovani e delle donne in politica debba finire, proprio per rispetto dei giovani e delle donne, che non sono - di per sé - né la panacea della politica, né specie da proteggere.
Quindi, d'accordo che il Pdl debba trovare la forza ed il coraggio di rinnovarsi e di mettere facce nuove a rappresentarlo, ma soprattutto teste migliori, più fresche e più vicine al popolo degli elettori. Questo è però un processo che può compiersi soltanto se gli elettori troveranno la voglia, la forza, il modo ed il coraggio per imporsi all'attuale dirigenza, la quale certamente non deciderà mai di annientare se stessa, mentre i ricambi che essa permetterà saranno sempre ben calibrati e pilotati, in modo che possa lentamente cambiare tutto, senza che in realtà nulla cambi...
Resta pur sempre la difficoltà di fondo, di trovare persone disposte a prestarsi alla politica, senza che ciò debba necessariamente tradursi in una sinecura molto gratificante ed economicamente redditizia.
Emilio Barlocco - Stella
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Carissimi, il vostro invocare una nuova e più giovane classe dirigente politica mi sembra fuorviante e anche un po’ banale. Mi scuserete per la serena schiettezza. La capacità politica non si misura infatti in base all'età ed il disinteresse ancor meno. Mentre infatti si possono agevolmente trovare giovani politicamente inetti e anziani preparati, non altrettanto può accadere con riferimento ai giovani che siano realmente disinteressati. Questo è il risultato di anni e anni di politica intesa come possibile sbocco professionale, il che è palesemente fuorviante.
Assumere responsabilità politiche ad un certo livello non è né potrà mai essere paragonato ad una professione. La carriera politica è uno strano miscuglio di preparazione, ostinazione, idealismo, cultura, forza, intelligenza, denaro e fortuna, ingredienti senza i quali non si va molto lontano. Quanto poi al prendere esempio dal Pd, vorrei ricordare l'aberrante (a mio parere) «fenomeno» Serracchiani. Dico ma l'avete mai sentita parlare? È vecchia dentro e giovane fuori, parla un linguaggio antico, fatto di impressionanti pregiudizi, frasi fatte ed espressioni apodittiche, di una banalità a dire poco esasperante.
E il Sindaco di Firenze poi? Ma dico: non c'è peggior giovane di coloro che scimmiottino i vecchi. Suvvia, ma secondo voi davvero una giovane classe dirigente politica può/deve essere favorita dalla vecchia? Credo che sia semplicemente velleitario colui che si butti in politica sperandolo. La politica è la prosecuzione della guerra in forma civile ed è intrisa di strumentalizzazioni. C'è chi accetta di essere strumentalizzato e chi no, sarà per questo che i giovani tanto la odiano?
Cordialmente
Simone Bodio - iscritto PdL