Giovani mattatori crescono (e in fretta)

Il figlio di Vittorio va in scena con «La forza dell’abitudine»

Laura Novelli

In passato hanno recitato spesso insieme lasciando trapelare chiaramente che, al di là del semplice rapporto professionale, qualcosa di più forte legava - e lega - i loro destini artistici e umani. Entrambi figli d’arte, entrambi cresciuti a pane e spettacolo, entrambi bravi e fascinosi, Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi, smessi da tempo i panni dei tormentati Uomini sull’orlo di una crisi di nervi, ben rappresentano quella generazione di artisti nostrani capaci di cavalcare i loro tempi senza rinunciare, però, ad una buona e appassionata formazione. Amici nella vita, entrambi hanno saputo emanciparsi dal «dolce peso» dell’eredità paterna facendo scelte artistiche sempre più coraggiose, personali e adulte, divise con equilibrio tra cinema, televisione e l’amato teatro. Ed è proprio il teatro a segnare, adesso, un piccolo tratto di cammino comune. Ad avvicinarli fatalmente e simpaticamente: i due attori debuttano infatti entrambi questa sera in due distinti, attesissimi, lavori programmati in due diverse sale cittadine.
All’Eliseo Gassman presenta La forza dell’abitudine di Thomas Bernhard, da lui stesso tradotto, diretto e interpretato. Si tratta di una delle opere più corrosive e più disarmanti dell’autore austriaco, intento qui a costruire una spiazzante allegoria della vita (e dei suoi limiti) che trova nella figura di un caparbio direttore di circo la sua espressione più incisiva. A differenza dei grotteschi personaggi che lo circondano, Garibaldi è infatti convinto che solo l’esercizio quotidiano, metodico e abitudinario, possa garantire la perfezione artistica (e dunque, fuori di metafora, la vivibilità dell’esistenza), il soddisfacimento delle aspirazioni più intime, il compimento della propria missione estetica. Questa convinzione - pur se fallimentare - è la sua salvezza, la sua forza: ciò che, in definitiva, lo preserva dalla morte. A proposito di questa non facile regia che, già molto apprezzata l’anno scorso, vede in scena anche Sergio Meogrossi, Paolo Fosso e gli artisti del circo Colombaioni, Gassman dice: «Il mestiere dell’attore è curioso. Col passare del tempo può succedere, come è successo a me, di cominciare a vedere i propri limiti, di sentire forte la necessità di partecipare in altra maniera alla creazione di uno spettacolo. Quando a tutto ciò aggiungiamo l’amore, più che decennale, per un autore come Bernhard, il passo verso la regia diventa quasi una necessità. Inoltre, il circo dona all’autore e al regista infinite possibilità per far arrivare allo spettatore, divertendo, il senso di impotenza che noi, artigiani dello spettacolo, proviamo di fronte all'avanzare della volgarità».
All’Ambra Jovinelli Tognazzi si cala invece nei panni dell’integerrimo reporter Hildy Johnson, protagonista della celebre commedia Prima pagina di Ben Hecht e Charles MacArthur. Anche in questo caso, dunque, un apologo di indubbio spessore morale e civile che, già allestito in una versione femminile con Monica Vitti all’Eliseo nell’88 (la dirigeva Giancarlo Sbragia), arriva ora sulle nostre scene con la regia di Francesco Tavassi e un nutrito cast dove figurano, tra gli altri, Bruno Armando, che fa il ruvido direttore del quotidiano, Roberto Tesconi, Barbara Gallo. A firmare l’adattamento è un autore del calibro di Edoardo Erba, il che ci induce a pensare che, rispetto al celebre film di Billy Wilder interpretato da Jack Lemmon e Walter Matthau (era il ’74), il testo ritrovi qui la sua più autentica matrice teatrale. Siamo nella Chicago del ’29. Il brillante cronista Johnson, pur se osteggiato dai vertici del suo giornale, si appresta a lasciare il lavoro perché prossimo alle nozze. L’improvvisa notizia della fuga di un condannato a morte rifugiatosi nella sala stampa del Palazzo di Giustizia lo richiama però in servizio, e lo getta in un vortice di meschinità e bassezze che, traducendosi in una feroce caccia all’uomo, restituiscono tutto il cinismo, l’arroganza, l’ambizione, la corruzione del peggiore giornalismo, assurto a metafora di un dissesto sociale generalizzato e inquietante.
Entrambi i lavori restano in cartellone fino al 19 novembre. Informazioni ai numeri: 06/4882114 e 06/44340262.