Giovani registi crescono, tra Genet e Campanile

Se le grandi sale hanno chiuso i battenti, le piccole ancora vibrano di proposte e, in molti casi, si preparano a ospitare rassegne destinate ad animare la scena estiva. Questa settimana fa registrare qualche debutto interessante: spettacoli diretti da artisti più o meno giovani che già si sono fatti apprezzare precedentemente. Come è il caso de La parigina di Henry Becque attesa al teatro India per questa sera: commedia del 1883, incentrata sulla tenera Clotilde e la complessa rete di relazioni da lei intessuta con il marito e due amanti, che Massimiliano Civica rilegge in modo originale, puntando sugli attori (Gabriele Benedetti, Mirko Feliziani, Aldo Ottobrino e la sempre brava Monica Piseddu), sulla loro fisicità, e sgombrando testo e trasposizione scenica di ogni cliché. «Vorrei continuare a lavorare - spiega il regista - seguendo alcune regole che mi sono autoimposto: non avere né scenografie né costumi, non utilizzare musiche, tenere le luci fisse e far recitare gli attori in uno spazio vuoto». Domani alla Sala Uno è invece la volta de Le serve di Genet, un’opera tornata quest’anno sulle nostre scene grazie all’allestimento con Franca Valeri e Annamaria Guarnieri, diretto da Giuseppe Marini (lo abbiamo visto all’Argentina) e ora affrontata, con modalità ancora una volta metateatrali, da Daniele Nuccetelli per Arianna Gaudio, Noemi Parroni e Antonella Dell’Ariccia. Giovedì sera sarà, inoltre, proprio Marini a presentare al teatro di Tor Bella Monaca (quattro le repliche previste) La tragica storia di Amleto principe di Danimarca, ennesima incursione del visionario regista nel mondo di Shakespeare. Malgrado abbiano già debuttato, ci piace segnalare Le affinità elettive che Ilaria Testoni ha tratto da Goethe (Sala Grande dell’Orologio) e l’omaggio ad Achille Campanile, Tragedie in due battute al Brancaccino su regia di Riccardo Cavallo.