Giovani étoile alla prova della «Bella addormentata»

«L’amore» che cambia la vita. In un anno, i Sonohra sono passati dal circuito dei pub di Verona alle tournée internazionali, passando dal palco del teatro Ariston di Sanremo. Stasera si esibiscono per la prima volta a Roma, al Gran Teatro. Portano in scena le loro canzoni, ma anche brani celebri di altre band solo apparentemente lontani dal loro repertorio. Luca Fainello, che con il fratello Diego ha dato vita al sorprendente duo, raccconta al Giornale quest’anno sensazionale.
La vostra avventura musicale, partita un anno fa da Sanremo, ha avuto grande successo. Com’è il bilancio di quest’anno?
«È stato un anno fortunato. Ci ha cambiato la vita. Il primo album ha vinto il disco di platino e la tournée invernale sta andando benissimo».
«Sweet home Verona» (2008) mostra un vostro aspetto inedito: la passione per le grandi canzoni blues e rock di B.B. King, Blues Brothers, Bon Jovi e Dire Straits, tra gli altri.
«Amiamo quella musica, ci piace suonarla ed è un modo per far capire che non siamo solo una teen band. Vogliamo arrivare anche al pubblico adulto. Quando suoniamo Sultans of swing o Sweet home Chicago le ragazzine rimangono basite. In Italia purtroppo non c’è una cultura musicale e fare i pezzi dei grandi artisti internazionali permette ai più giovani di scoprire nuove canzoni».
Suonerete dal vivo con un’intera band. Avete lavorato molto sull’arrangiamento delle canzoni?
«I pezzi sono stati rivisitati in chiave semi-acustica, con influenze blues e reggae. Con noi c’è anche un quartetto d’archi che ci permetterà di aggiungere nuove sfumature».
Una vostra canzone è entrata in classifica in Messico. Presto pubblicherete il disco in spagnolo. Che progetti avete per il Sudamerica?
«Saremo in tour per due mesi per promuovere il disco, facendo spettacoli acustici in duo. Al ritorno dal Sudamerica faremo concerti anche in Francia e Giappone. Ci aspetta anche uno spettacolo in Gran Bretagna. In autunno, poi, torneremo in sala di registrazione».