Giovannelli: «Io, eroe di quella Rometta»

Massimiliano Morelli

A volte servono anni di sacrifici per entrare nella storia. Altre volte basta poco, anche se bisognerebbe scrivere «poco, ma si fa per dire». Basta ad esempio segnare un gol in un derby. È il caso di Paolo Giovannelli, centrocampista di una Rometta con una bacheca che, ai suoi tempi di militanza giallorossa, presentava un solo scudetto. Toscano di Cecina, il 2 marzo del 1980 regalò una vittoria in trasferta a una squadra che vestiva le bistrattate maglie «Pouchain» (oggi un cult) e che di lì a poco avrebbe conquistato la Coppa Italia.
Alla vigilia dei derby lei è uno degli ex più ricercati dalle radio private e dai giornali
«Mi fa piacere sapere che ci si ricordi ancora di me. Quel gol è rimasto nella storia della Roma, e ogni volta che mi si chiede di raccontarlo è un’emozione».
Il suo nome sui giornali... che ricordi ha del giorno dopo?
«Le dico la verità, non è che ricordi molto, e forse era meglio se tenevo un po’ di ritagli dei quotidiani dell’epoca».
La reazione dei compaesani?
«Beh, non è che a Cecina ci siano poi tanti romanisti, anzi, si contano sulle dita di una mano».
Rimpiange quel periodo o invidia i calciatori di oggi, coccolatissimi dai mass media?
«Il rimpianto ce l’ho perché sono passati gli anni, perché oggi ho 45 anni e allora ne avevo 20. Certo è che ragiono anche sui tempi che sono cambiati e sul fatto che un calciatore, anche medio, oggi riceve sicuramente maggiori attenzioni».
C’è un giocatore che si avvicina alle sue caratteristiche?
«Giocavo in un ruolo oggi rivalutato, quello del calciatore che inizia la manovra. Una posizione in campo che per almeno un decennio, diciamo durante l’era-Sacchi, è stata cancellata. Per fortuna che l’hanno riscoperta. Forse Pirlo è quello che si avvicina di più al mio modo di giocare».
Cosa fa oggi?
«Da una decina d’anni ho uno stabilimento balneare, a Marina di Cecina. E, insieme a un amico, mi sono avventurato nell’imprenditoria edilizia».
Come finisce il derby?
«Mi basta vincerlo 1 a 0».
Cosa pensa della sua ex squadra?
«Avevo fiducia nella Roma a inizio stagione, e l’ho conservata nonostante i passi falsi».
Esiste un problema di gambe o di testa?
«Credo che tutto nasca dai problemi all’interno della società. Da esterno ho l’impressione che manchi qualcosa. E spesso, con certe premesse, è difficile scendere in campo e giocare come si è capaci».