Giovanni Battista e Pietro Chao-Ming

Si tratta di due fratelli cinesi, battezzati cattolici. Erano piuttosto anziani per l’epoca: Giovanni Battista aveva cinquantasei anni e Pietro sessantadue. Vivevano nel villaggio di Pei-wang-ten ed erano benvoluti da tutti per lo zelo con cui applicavano le direttive caritatevoli del cristianesimo. Era il 1900, l’anno in cui la setta dei Boxers aveva portato al parossismo il programma di sterminio di tutto quanto era cristiano in Cina. Convinti di essere invulnerabili, centinaia di migliaia di quei fanatici assediavano città, battevano le campagne, uccidevano e incendiavano. Parecchi missionari e suore europei vennero trucidati e fu solo grazie a un intervento militare congiunto delle potenze occidentali che la rivolta dei Boxers finì ridotta a ragione. Ma nel luglio del 1900 le cose erano ancora messe male e venne la volta anche del villaggio di Pei-wang-ten. Quando arrivò la notizia che i Boxers si stavano avvicinando, furono i fratelli Chao-Ming, leader naturali del posto, a organizzare la fuga degli abitanti. Si nascosero tutti nel cimitero fuori paese e assistettero all’incendio delle loro case. Ma poi si accorsero che ciò ai Boxers non bastava ancora, perché erano a caccia di teste. Così, i Chao-Ming portarono la loro gente verso il bosco, assicurandosi di non lasciare nessuno indietro. Ma i Boxers si avvidero della manovra e cominciarono l'inseguimento. Riuscirono a raggiungere e ad acciuffare diciotto persone, tra cui i due fratelli. Li spinsero fino alla vicina palude e li massacrarono. Solo l’anno seguente si poterono recuperare i corpi.