Giovanni Bono

Nato verso il 1168, era di Mantova ed è possibile che appartenesse al nobile casato dei Bonomi (ma c’è chi sostiene che «Bono» non sia la contrazione del nome di famiglia, bensì un appellativo). Rimasto orfano a quindici anni, Giovanni prese a girare per le fiere e le corti signorili esibendosi come giullare, ma conducendo una vita dissipata e dedita ai bagordi. Verso i quaranta, ammalatosi gravemente, fece voto di cambiare vita. Guarito, mantenne il proprio voto e, col permesso del suo vescovo, si fece eremita dalle parti di Cesena. Presto la fama delle sue austerità gli procurò molti discepoli, per i quali costruì una chiesa e chiese una regola al Papa Innocenzo IV. Questi diede al suo gruppo quella agostiniana. Giovanni osservava il digiuno per tre quaresime all’anno e vestiva con un leggero saio con qualunque tempo. Una volta, mentre esortava i suoi, non si accorse di essersi messo a camminare scalzo sui carboni ardenti: ci rimase dentro parecchio tempo, con grande meraviglia dei suoi discepoli. Era talmente tanta la gente che veniva da lui, per preghiere o consigli ma anche per semplice curiosità, che un giorno decise di andarsene a cercare solitudine in un altro posto. Camminò tutta la notte ma al mattino si ritrovò davanti alla sua cella. Comprese, così, che la volontà di Dio era che restasse al suo posto. Giovanni Bono morì a Mantova nel 1249 e sulla sua tomba esplosero copiosi i miracoli. La sua congregazione, detta dei «boniti», rimase indipendente fino al 1256, anno in cui il Papa Alessandro IV decise di accorparla con altre, dando vita all’ordine degli Eremiti di Sant’Agostino.