Giovanni, il clochard che lavora solo d’estate

«Ad agosto lascio la città e vado in villeggiatura per cercare un impiego. Quest’anno? In Liguria»

Tra tutti i posti che ha visitato, ce ne è uno in particolare che Giovanni non scorderà mai. Ed è la stanza in cui dormiva l’estate scorsa in Toscana. Da favola: due bagni, condizionatore, vasca e una doccia con quattro bottoni per regolare la temperatura dell’acqua. «Mai vista una cosa del genere», racconta mentre ancora gli brillano gli occhi al solo pensiero. Trentuno anni, milanese, da 16 per strada, «per motivi familiari e una storia d’amore finita male», Giovanni è uno di quei clochard che quando arriva l’estate, lasciano la città per seguire il flusso dei vacanzieri in cerca di un lavoro. «Per fare la stagione insomma - spiega -. A Milano ad agosto non c’è nulla. Anche le Caritas sono chiuse». È dal 2002 che si sposta e le destinazioni sono sempre diverse: Rimini, Riccione oppure un agriturismo in montagna, in Valle d'Aosta, come scelgono altri suoi compagni.
«Quest’anno tento la Liguria e vado verso Tellaro - continua Giovanni -. Salgo sul treno e comincio a girare ristoranti e alberghi. Speriamo che vada bene». Le date le ha già decise: partenza il 4 agosto e rientro a Milano a metà settembre. «In città non c’è lavoro e comunque non ti danno né da mangiare né da dormire. E così è praticamente impossibile perché la mattina devi presentarti riposato e ben vestito».
Proprio come faceva un anno fa, a Forte dei Marmi, quando era riuscito a trovare un posto da cameriere in una villa di un ricco industriale di una casa farmaceutica. Ottocentocinquanta euro al mese, più vitto e alloggio e magari qualche extra.
«L’ho saputo tramite una mia amica che ha una merceria qui a Milano - dice -. Conosceva la badante di questo signore e così sono andato. Su raccomandazione, altrimenti non avrei trovato il posto». Guai se il proprietario avesse saputo che durante l’anno non ha una casa dove dormire, che mangia alle mense per i poveri, che si lava nelle docce pubbliche e che i vestiti glieli passa la chiesa perché da solo non se li può permettere. «Da loro però mi sono presentato pettinato, senza barba, con giacca e camicia. Quando mi metto in ordine sono un’altra persona», aggiunge orgoglioso. In villa, gli abiti della divisa glieli portavano ogni giorno stirati e lavati. «Era un sogno stare lì. Avevo tutto: una stanza per me, vestiti, cibo di prima qualità», ricorda ancora Giovanni. Per non parlare del letto, a cui non era più abituato, un altro mondo rispetto ai portici o alle panchine. L’unico mestiere che sa fare, ammette lui, è nella ristorazione, per questo d’estate cerca sempre qualcosa nei ristoranti o negli alberghi. «Quando sono al mare, c’è sempre qualche ora libera finito il turno - continua a raccontare -. Ma è l’ultima cosa che mi interessa». L’importante è mettere via un po’ di soldi perché una volta rientrato a Milano, a settembre, si ricomincia tutto da capo: la strada, le code per mangiare, i bagni pubblici, la ricerca di un lavoro. Niente più cibo di prima qualità, né abiti stirati o letti comodi. E quella doccia, dove bastava schiacciare un bottone per sentirsi un signore, rimane solo un ricordo.