Giovanni Damasceno

Si chiamava Giovanni Mansur e fu poi detto Damasceno perchè era nato a Damasco verso il 650. La sua famiglia era cristiana ma la Siria e tutta la Palestina erano cadute sotto la dominazione musulmana (a pochi anni dalla morte di Maometto). Suo padre era un alto funzionario della corte del califfato, e lo stesso Giovanni divenne addirittura gran vizir, nonché consigliere del califfo. In quegli anni il contagio islamico finì col provocare nell’impero bizantino l’eresia iconoclasta, che vide proprio l’imperatore Leone III battersi per la distruzione di tutte le immagini sacre. Contro questa politica insorsero il papa Gregorio II, il patriarca di Gerusalemme, Germano, e pure Giovanni Damasceno. Quest’ultimo era diventato così influente che dalla corte di Costantinopoli partì un’operazione per screditarlo: al califfo siriano fu fatta pervenire una lettera che accusava il suo vizir di voler consegnare la città ai bizantini. Giovanni ebbe la mano destra amputata e il carcere. Ma egli fece voto alla Madonna che, se avesse potuto recuperare l’uso dell’arto, avrebbe usato la mano per scrivere a gloria di Dio. Il miracolo avvenne e si aggiunse la riabilitazione, perché il falso era stato scoperto. Ma Giovanni diede seguito alla sua promessa lasciando la carica e donando i suoi beni ai poveri. Si ritirò nella “laura” monastica di San Saba, presso Gerusalemme, e ci rimase fino alla morte. Qui scrisse inni alla Vergine, sermoni, trattati teologici e apologetici, fino a diventare uno dei più illustri intellettuali cristiani di tutti i tempi. È stato proclamato Dottore della Chiesa.
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