Giovanni Paolo, boom d'ascolti. Ma quante sviste nella fiction

Il direttore di Rai Fiction: «In “Nebbie e delitti” abbiamo cercato un’impronta nordista»

Andrea Tornielli

Non era facile raccontare in quattro ore vita e pontificato di Papa Wojtyla e va dato atto al coraggio della Lux Vide di Bernabei. Il risultato finale, pur premiato dai telespettatori - 12 milioni e 475mila con oltre il 44 per cento di share nella seconda puntata - però ha lasciato abbastanza a desiderare: la mancanza di una vera storia ha reso la fiction un collage di fugaci episodi slegati tra di loro, ci sono sate parecchie sviste e c’è stata un’eccessiva preponderanza di immagini del Papa vecchio e malato.
In Vaticano è palpabile, soprattutto nelle persone che più sono state vicine a Giovanni Paolo II, un certo malumore. Non è piaciuta l’insistenza con cui si è voluto presentare, nei titoli, l’ex segretario del Papa Stanislao Dziwisz quasi come l’autore della sceneggiatura. Nei titoli di coda viene ringraziato don Pavel Ptasznik, capo della sezione polacca della Segreteria di Stato e strettissimo collaboratore di Dziwisz: è lui che ha rivisto il copione, ma a quanto pare molte delle sue correzioni non sono state accolte. Ecco le principali «sviste».
Non corrisponde a verità il fatto che il giovane Karol Wojtyla abbia avuto il desiderio di darsi alla lotta armata dopo l’occupazione nazista della Polonia e sia stato dissuaso dall’arcivescovo Sapieha. Allo stesso modo, risulta forzata «col senno di poi» la lunga dichiarazione anticomunista che il giovane Karol fa ai compagni di lavoro nella cava di pietra. Sempre nella prima puntata, appare curioso che mentre Wojtyla nel corso degli anni invecchia e i suoi capelli s’imbiancano, i giovani che accompagna in vacanza sembrano non subire le conseguenze del tempo che passa. Lo stesso vale per altri due personaggi: il cardinale Stefan Wyszynski, agli inizi degli anni Cinquanta, appare già vecchio e decrepito come al momento del conclave del 1978, vale a dire quasi trent’anni dopo. Anche don Stanislao, a fianco di Wojtyla fin da quando era giovanissimo sacerdote, per tutto il film mantiene la stessa età, sulla cinquantina d’anni.
Tralasciamo le scene inventate, come quella di un incontro a tre tra il primate Wyszynski, Sapieha e don Karol, inserite per esigenze di copione. Meno comprensibile è però un altro errore, quello del miracolo chiesto da Wojtyla a Padre Pio. Il futuro Papa, nel 1962, quando era ancora vescovo ausiliare di Cracovia, si rivolse al santo del Gargano, chiedendogli di intercedere per un’amica gravemente malata. Gli autori della miniserie, non si sa perché, collocano questo episodio molto più avanti, quando Wojtyla è già cardinale. Siccome la porpora arriva nel 1967, e Padre Pio muore un anno dopo, nel film c’è il rischio che la lettera arrivi quando il frate cappuccino ha già lasciato questa terra.
Una doppia svista è poi quella relativa alle morti di Paolo VI e Giovanni Paolo I: in entrambi i casi, viene mostrata un’inquadratura del palazzo apostolico vaticano e delle finestre della camera del Papa che all’improvviso s’illuminano. In effetti, lo scorso aprile, per Giovanni Paolo II, è accaduto davvero così. Peccato però che lo stesso non sia avvenuto né per Montini né per Luciani. Il primo, infatti è morto a Castelgandolfo, il secondo è stato trovato senza vita la mattina e dunque non è stata accesa nessuna luce. Altri errori sono la fumata bianca dell’elezione di Wojtyla in pieno giorno (era pomeriggio inoltrato e c’era già buio), l’annuncio dell’«habemus Papam» dato da due cardinali invece che da uno, la presenza di ombrelli al Muro del Pianto di Gerusalemme (non pioveva e nessun ombrello riparava il Papa). Altri fatti inventati sono l’incontro tra Giovanni Paolo II e Walesa in un bosco (l’incontro vi fu, ma non nella boscaglia), la presenza del segretario del partito comunista polacco Gierek alla firma degli accordi con il sindacato Solidarnosc e la prima Giornata della gioventù che invece di svolgersi con la liturgia delle Palme è ridotta a uno spettacolo con i clown.
Infine c’è la promozione di Agostino Casaroli a Segretario di Stato subito dopo l’elezione di Wojtyla (avvenne invece soltanto dopo la morte del cardinale Villot, nella primavera del 1979) e la sua elevazione al cardinalato prima del tempo: veste erroneamente già di porpora durante il primo viaggio in Polonia. Anche l’episodio della designazione del portavoce Navarro-Valls con il Papa che va a comunicarlo di persona ai giornalisti in Sala Stampa è inventato e inverosimile. Dal film appare un Papa che governa attorniato soltanto da Casaroli, don Stanislao, Navarro e Ratzinger. Colpa delle fretta o delle esigenze di copione?